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Verso la guerra

Manifestazioni popolari di fine 1847 per ottenere la CostituzioneLa Lombardia era una provincia dell'Impero, retta da un viceré di Casa Asburgo (Ranieri, sposato con Elisabetta, sorella di Carlo Alberto). I vincoli di parentela (che si strinsero ulteriormente nel 1842, quando fu celebrato il matrimonio fra il principe ereditario Vittorio Emanuele con la cugina Maria Adelaide d'Asburgo Lorena, figlia della zia Elisabetta). Ma Carlo Alberto – che riscopriva allora la sua vocazione patriottica (spronato anche dalla vicinanza con intellettuali illuminati, come Massimo D'Azeglio e Cesare Balbo) – si rendeva perfettamente conto che la presenza massiccia degli austriaci sui territori del Nord Italia (anche i ducati erano in mano alla dinastia degli Asburgo) costituiva il principale ostacolo a qualunque prospettiva di ampliamento dell'influenza sabauda. Sarebbe esagerato (e storicamente sbagliato) attribuire a Carlo Alberto il proposito di unificare l'Italia e renderla indipendente: il sovrano era animato dal desiderio di rendere più forte la propria dinastia e di allargare i confini del suo regno. Ma queste idee (che avrebbero condotto alla guerra con l'Austria) coincidevano con i progetti dei liberali e persino dei mazziniani. Tutti costoro invocavano la guerra santa per l'unità nazionale e quindi la guerra contro l'Austria.

Malgrado i matrimoni dinastici, i motivi di frizione tra il Regno di Sardegna e l'Impero viennese si acuirono nei primi anni Quaranta, per ragioni economiche e commerciali. Il Piemonte (tradendo un preciso accordo con l'Austria) rifornì di sale i Cantoni svizzeri, sottraendo un mercato abbastanza florido a Vienna che, per ripicca, aumentò del cento per cento il dazio sui vini piemontesi che entravano in Lombardia: un colpo durissimo per gli agricoltori subalpini. Fra dispetti reciproci, si andò avanti per un bel pezzo. Fino a quando (nel 1846) il nuovo ambasciatore austriaco a Torino, conte Buol, chiese espressamente a Carlo Alberto di mettere le carte in tavola, chiarendo quali fossero i suoi obiettivi. «Lo dica chiaramente: due sono le vie, o quella di restare con l'Austria fedele ai princìpi conservatori, o abbracciare la rivoluzione e andare contro Vienna». Il re di Sardegna fornì, in quell'occasione, risposte evasive (gli sembrava stupido aprire un conflitto per banali, e talvolta pretestuose, beghe commerciali). Assicurò comunque il suo interlocutore (e anche in questa occasione era sincero) che non aveva alcuna intenzione di concedere la Costituzione.