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Il rafforzamento dell'organico

Carlo Alberto visita la città di GenovaIn conseguenza degli attriti con l'Austria, i Carabinieri Reali (sui quali Carlo Alberto continuava a fare pieno affidamento) si trovarono a svolgere nuovi compiti di natura doganale «per fortuna previsti dal lungimirante Regolamento Generale del 1822», sottolinea il generale C.A. Arnaldo Ferra­ra nella Storia documentale dell'Arma dei Carabinieri. E cita gli articoli 344 e 348 di quel regolamento: «I Carabinieri devono prestare manforte ogni qualvolta ne saranno richiesti, ai Percettori delle contribuzioni e di ogni altra esazione riscossa per conto diretto del Governo; agl'Impiegati all'esazione dei diritti di barriera, ed altri simili; ai Preposti alle Regie Dogane e Gabelle»; «L'assistenza dei Carabinieri ai preposti alle dogane e gabelle deve essere attivissima, essendo pure compresa nelle inerenti loro attribuzioni la surveglianza su di ogni genere di contrabbando». Nessun compito extra-istituzionale, dunque, ma semplicemente la risposta alle urgenze del momento.
Sia per far fronte a queste nuove esigenze, sia (soprattutto) con l'intento di predisporsi a un'eventuale guerra, un Regio Brevetto (datato 5 settembre 1843) ampliò la linea ordinativa del Corpo dei Carabinieri Reali. L'organico fu rafforzato: 68 ufficiali, 406 sottufficiali, 1.704 carabinieri e 80 allievi carabinieri. La struttura fu articolata in un comando generale, in 7 divisioni, in 15 compagnie, in 42 luogotenenze, in 14 suddivisioni e in 351 stazioni. Le circoscrizioni delle divisioni continuarono a coincidere con quelle dei relativi governi militari, ma i carabinieri del Ducato d'Aosta, in virtù del nuovo ordinamento, furono assegnati alla divisione di Torino. 
Queste disposizioni consentirono al Corpo di adeguarsi, come istituzione, agli sviluppi di una società in evoluzione e alla vigilia di importanti rivolgimenti non solo politici, ma anche sociali ed economici. La premessa del Regio Brevetto conferma questa volontà politica. «Le nuove strade che, tratto tratto, si sono andate aprendo, e l'aumentar che fecero generalmente le vie tutte ed i mezzi di comunicazione negli Stati di terraferma, hanno reso manifesta la necessità di variar pure, proporzionatamente alle succedute mutazioni, la partizione e la forza del Corpo de' Carabinieri», vi si legge. 
In quell'anno 1843 un quarto degli effettivi dei carabinieri (circa 600) prestava servizio a cavallo. Delle 351 stazioni, 226 erano affidate a carabinieri a piedi, 58 a carabinieri a cavallo e 67 a forze miste. «Questi effettivi», ricorda Giorgio Maiocchi (Carabinieri, Due secoli di storia italiana), «saranno suppergiù mantenuti anche nel periodo immediatamente successivo. Cinque anni più tardi, quando anche per i carabinieri cadrà il fatale appuntamento con il 1848, non ci saranno difficoltà a raccogliere i famosi squadroni che iscriveranno il loro nome nella pagina di Pastrengo. Comunque, è tutto il Corpo che ha assunto una straordinaria compattezza, malgrado la dislocazione capillare dei reparti».