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L’Arma fra tradizione e innovazione

Nell’ultimo decennio l’organizzazione dei Carabinieri si è evoluta anche grazie alle nuove tecnologie. Ma la mission è rimasta quella di sempre: la lotta a ogni tipo di criminalità e le operazioni di pace all’estero. E proprio l’esperienza maturata nei teatri di crisi fa oggi scuola nel mondo intero

un carabiniere di quartiere

Da alcuni anni alle Stazioni dei Carabinieri (che hanno assicurato fin dalla fondazione la prossimità dell’Arma ai cittadini nei piccoli centri, fornendo un punto di riferimento importante per la popolazione, che si sente protetta nella vita quotidiana) si è affiancata la figura del carabiniere di quartiere, che offre lo stesso servizio nelle città: garantire un rapporto diretto e personale con i cittadini, favorendo la conoscenza e la fiducia reciproca. Il carabiniere di quartiere si ferma a parlare con la gente, per conoscerne le esigenze e raccoglierne le istanze. I militari impiegati in questo servizio sono oltre 1.600. In circa ottocento zone operative, distribuite in tutti i capoluoghi di provincia e in un altro centinaio di centri urbani.
Rivisitando una tradizione consolidata, i carabinieri di quartiere non operano in coppia, ma da soli. Questa scelta è stata compiuta per realizzare una più diffusa presenza sul territorio. I militi impegnati in tale compito sono dotati (oltre che di un’uniforme caratteristica, che li rende facilmente riconoscibili) di equipaggiamenti che consentono di esprimere sul campo una capacità tecnologica di grande rilievo, conferendo un effettivo valore aggiunto sul piano operativo. Ognuno di loro ha a disposizione una radio miniaturizzata, per mantenersi costantemente in collegamento con la Centrale Operativa, nonché un computer palmare integrato con un cellulare radiolocalizzabile via satellite, mediante il quale è possibile trasferire e scambiare dati ed immagini con la Centrale di riferimento e, attraverso di essa, entrare in contatto con il più complesso sistema di banche dati delle Forze di polizia.
Anche grazie a tali apparati, il carabiniere di quartiere si inserisce nel più complesso dispositivo di sicurezza che opera nei grandi centri urbani dove il Piano di Controllo Coordinato del Territorio, tra Arma e Polizia di Stato, consente il razionale impiego delle risorse sul campo, evitando vuoti operativi.
Il personale, scelto in base alle qualità professionali e al possesso di naturale predisposizione ai rapporti interpersonali, viene quindi ammesso a partecipare ad un corso della durata di due settimane, finalizzato ad approfondire specifiche tematiche d’interesse come la comunicazione con i cittadini e le vittime di reati, le procedure di intervento, la difesa personale, l’uso di equipaggiamento e armamento ed il pronto soccorso.
Gli esiti del sondaggio che viene condotto attraverso il sito web dell’Arma dimostrano che tale attività ha centrato l’obiettivo fondamentale. Circa l’80 per cento dei cittadini, infatti, ha espresso piena soddisfazione per il livello del servizio, apprezzando la disponibilità al dialogo, nonché la capacità di saper fornire consigli e informazioni e di recepire le istanze e le necessità dei cittadini.