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Arresti eccellenti

l’arresto di Giuseppe SetolaNello scorso decennio molti pericolosi criminali latitanti sono stati arrestati dai Carabinieri. Giuseppe Morabito (noto come ’u tiradrittu, uno che spara dritto), considerato il numero uno della ’ndrangheta, ricercato dal 1992 per associazione di tipo mafioso e traffico di stupefacenti, fu arrestato nel 2004 a Santa Venere, un piccolo paese dell’hinterland aspromontano reggino. Insieme a lui fu arrestato anche il genero, Giuseppe Pansera. Al momento della cattura il boss, rivolgendosi ai carabinieri, disse:  «Se non mi prendevate voi, non mi prendeva nessuno». Nel 2010 è stato arrestato il figlio, Rocco Morabito, e nel 2013 il genero Francesco. 
Paolo Di Lauro era uno degli esponenti di spicco della Nuova fratellanza, un cartello delle famiglie della città di Napoli (fondato dal clan Giuliano). Gestore di un immenso traffico di stupefacenti che aveva il suo baricentro nel quartiere di Secondigliano e nelle “vele” di Scampia, dette la scalata agli alti gradi della camorra all’inizio degli anni Ottanta; con l’arrivo del nuovo secolo si rese latitante, proprio mentre esplodeva in tutta la sua drammaticità la cosiddetta Faida di Scampia che, tra il 2004 e il 2005, oppose il clan di Lauro agli “scissionisti” di Raffaele Amato, gruppo nato da una costola dei Di Lauro stessi, e agli altri clan che si contendevano le piazze dello spaccio a Nord di Napoli. Un centinaio i morti, tra i quali si contano anche molti innocenti finiti nel mirino dei camorristi perché parenti o conoscenti di affiliati. A determinare la fine della Faida fu l’arresto da parte dei carabinieri, il 16 settembre 2005, di Paolo di Lauro, sorpreso in un appartamento di Secondigliano. L’anno dopo il boss fu condannato a 30 anni di carcere (ridotti a 28 in appello, nel 2011) per traffico di droga. 
Giuseppe Bellocco, capobastone della ’ndrangheta, indagato per associazione di stampo mafioso, traffico di droga, omicidio e detenzione abusiva di armi, latitante dal 1998, fu arrestato nel luglio del 2007 dalla Sezione Anticrimine di Reggio Calabria, insieme con lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Vibo Valentia.
Giuseppe Setola, boss dei Casalesi, è considerato il responsabile della strage di Castel Volturno – nella quale (il 18 settembre 2008) furono assassinati Antonio Celiento (gestore di una sala giochi) e sei immigrati africani (estranei alla malavita). Era già ricercato per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio e altri reati. Il 14 gennaio del 2009 i carabinieri, dopo una lunga e rocambolesca caccia all’uomo, lo arrestarono in una frazione di Mignano Montelungo. Nell’appartamento dove si era rifugiato furono trovati circa 100mila euro in contanti, due pistole e un fucile a pompa.
Antonio Pelle, capo dell’omonima cosca calabrese, condannato a 26 anni di reclusione per traffico di stupefacenti e associazione a delinquere di stampo mafioso, fu arrestato il 12 giugno 2009, dopo circa nove anni di latitanza, individuato in seguito ad un ricovero in ospedale. 
Franco Li Bergolis, considerato la Primula Rossa del Gargano, anch’egli tra i latitanti più pericolosi d’Italia, fu arrestato il 26 settembre 2010 a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia. Era nascosto da cinque mesi, da quando era stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, dopo essere stato condannato in secondo grado dal tribunale di Foggia all’ergastolo per armi, droga e mafia. 
Domenico Condello (detto Micu ’u pazzu) venne condannato per aver ucciso il boss Paolo De Stefano. Ricercato dal 1993, la sua latitanza è terminata il 10 ottobre 2012, con l’arresto da parte dei Carabinieri. Dovrà scontare l’ergastolo per diversi crimini: associazione mafiosa, omicidio, traffico di droga e associazione di stampo mafioso.