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Le donne entrano nell'Arma

la divisa delle donne arruolate nell’Arma e un’allieva maresciallo in grande uniforme specialela divisa delle donne arruolate nell’Arma e un’allieva maresciallo in grande uniforme specialeNel 2000 ci fu un’altra rivoluzione per tutte le Forze Armate e, quindi, anche per l’Arma. Una rivoluzione “rosa”. Furono arruolate le prime donne carabiniere, in applicazione della legge approvata nell’ottobre del 1999 che prevedeva l’ingresso nelle Forze Armate di personale femminile. L’ingresso nell’Arma è stato disciplinato in modo graduale, sia per oggettivi problemi infrastrutturali (la predisposizione di alloggi dedicati alle donne negli istituti di istruzione e nelle strutture operative territoriali), sia per cercare di favorire al meglio l’integrazione, provvedendo a formare, prima, il personale femminile che avrebbe dovuto, poi, mettere a sua volta a disposizione delle nuove leve le esperienze e le conoscenze necessarie. Sono stati, quindi, banditi concorsi per reclutare, nell’ordine, donne ufficiali, poi marescialli ed infine carabinieri. Le prime ufficiali donne a indossare le stellette nell’Arma dei Carabinieri, nell’anno 2000 vinsero il concorso per tenenti in servizio permanente effettivo del ruolo tecnico logistico amministrativo, nella specialità Psicologia. Al termine del corso di formazione, sono state nominate capitano e immesse nella vita militare in cui hanno fatto, in pratica, da battistrada per tutte le future colleghe.

Le donne sono state via via immesse in tutti i ruoli dell’Arma. Nei primi mesi di quest’anno erano quasi duemila: per metà ufficiali e marescialli, e per metà brigadieri, appuntati e carabinieri. Sono, ormai, inserite in tutte le organizzazioni: centrale, territoriale, addestrativa, mobile e speciale – a eccezione dei battaglioni impiegati nell’ordine pubblico – e anche nei reparti per esigenze specifiche. Le donne sono state impiegate anche nelle missioni all’estero, in cui hanno fornito un validissimo contributo alle operazioni di pace, soprattutto nelle zone a religione islamica, dove hanno favorito i contatti con la popolazione femminile locale.

Non va dimenticato, in proposito, che proprio nel corso di una di queste missioni, quella in Iraq, una donna, il maresciallo Marilena Iacobini, riportò gravissime ferite nel sanguinoso attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003, in cui morirono 12 militari dell’Arma.