Menu
Mostra menu

Arresti eccellenti

l’arresto di Giuseppe Piromalli, il boss della ’ndrangheta fermato dai carabinieri l’11 marzo 1999La lotta alla criminalità organizzata non ha mai subito soste. Gli anni a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo secolo hanno visto gli uomini dell’Arma protagonisti di arresti che hanno inferto colpi durissimi ad ogni tipo di mafia. A cominciare dal boss della ’ndrangheta Giuseppe Piromalli, arrestato l’11 marzo 1999 nel suo casolare trasformato in un bunker nel centro di Gioia Tauro. Cinquantaquat­tro anni, calabrese, capo dell’omonimo clan, Piromalli era inserito nell’elenco dei primi trenta latitanti d’Italia. A suo carico, tra l’altro, il duplice omicidio dei fratelli Versace e crimini legati all’estorsione e all’accaparramento degli appalti pubblici per i lavori nel porto di Gioia Tauro.

Fu arrestato invece a Torre Annunziata, il 10 giugno 2000, Ferdinando Cesarano, superboss della camorra nolana, clamorosamente evaso nel 1998 dall’aula bunker di Salerno insieme a Giuseppe Autorino. Numerosi gli omicidi a lui contestati, riferibili per la maggior parte alla guerra tra i diversi clan dei Bardellino, degli Alfieri e della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

E ancora, tra i responsabili del rapimento di Giuseppe Ferrarini – il primo sequestro di persona avvenuto a Milano nel 1975 – Giuseppe Barbaro, capo dell’omonima cosca di Platì (Reggio Calabria). Proprio nella sua città fu tratto in arresto dai militari dell’Arma, il 10 dicembre 2001, all’interno di un sofisticatissimo bunker costruito a 15 metri di profondità sotto la casa di famiglia. Non ebbe il tempo, ’U Sparitu, di fuggire nel passaggio segreto che, scoprirono i militari in seguito, gli avrebbe permesso di dileguarsi attraverso i condotti fognari.

Sempre in quegli anni, pesantissimo il colpo assestato a “Cosa Nostra” con l’arresto di Antonino Giuffrè, capo del mandamento di Caccamo e tra gli uomini più vicini a Provenzano. Era la notte tra il 15 e il 16 aprile 2002, quando Giuffrè fu sorpreso in un ovile di contrada Massarizza, tra Vicari e Roccapalumba (Palermo). In un marsupio che aveva con sé, centinaia di “pizzini” contenenti note sugli appalti da distribuire, sugli imprenditori da proteggere, sulle tangenti da riscuotere nei cantieri e negli esercizi commerciali del palermitano.