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La Polizia Internazionale

un automezzo in BosniaPer oltre quindici anni la ex Jugoslavia è stata teatro di sanguinosi conflitti interni. Le Nazioni Unite operarono una serie di interventi non sempre soddisfacenti. Nel 1995 l’Onu delegò le operazioni di mantenimento della pace, con strumenti militari, alla Nato. Dal 1995 in poi l’area balcanica fu contrassegnata dalla presenza in crescendo di truppe Nato.
La Forza di Reazione Rapida (Frr), con circa 13mila unità, fu inviata a Sarajevo nel luglio 1995 e contribuì alla sicurezza del contingente Onu. Quando fu costituita la Iptf (International Police Task Force, Forza Speciale di Polizia Internazionale), presso il Comando della Forza Rapida un ufficiale dell’Arma agiva da Ufficiale di collegamento del Comando Frr con la Forza di Polizia e con l’Ufficio del Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Fu prevista (e operò nel quadro della Frr, con compiti di polizia militare) una compagnia di Carabinieri provenienti dal 13° Battaglione Carabinieri “Friuli-Venezia Giulia”. 
L’Accordo di Pace sulla Bosnia-Erzegovina, firmato a Dayton (Ohio) il 21 novembre 1995 e ratificato a Parigi il 15 dicembre dello stesso anno, decretò la fine del conflitto. Contemporaneamente alla ratifica parigina degli Accordi, il 15 dicembre 1995 con la risoluzione n. 1031, e il 21 dicembre con la n. 1035, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite autorizzava gli Stati membri, in collaborazione con la Nato, a stabilire una Forza multinazionale per l’attuazione degli Accordi di Dayton, sotto comando e controllo unificato della stessa Alleanza Atlantica: la Ifor (Implementation Force, Forza di Implementazione) della Nato, meglio nota in ambiente militare come Operazione Joint Endeavour.
Raggiunti gli obiettivi militari, cioè principalmente il mantenimento del “cessate il fuoco”, Ifor concluse il suo compito nel dicembre 1996, sostituita dalla Sfor (Stabilization Force, Forza di Stabilizzazione), demandata all’Operazione Joint Guard. Le Nazioni Unite ancora una volta dettero mandato all’Alleanza Atlantica di assicurare la continuità della missione precedente, sostituendo Ifor con una Forza di Stabilizzazione, con un mandato previsto in 18 mesi (che fu peraltro rinnovato) e sottoposto a verifiche semestrali da parte del Consiglio Atlantico. Sfor aveva sostanzialmente il compito di controllare i focolai di tensione.
I carabinieri effettuarono scorte, pattugliarono la città, collaborando alla sicurezza generale del territorio. Sarebbero giunti poco dopo, l’8 gennaio 1996, 72 carabinieri paracadutisti del 1° Battaglione “Tuscania”, integrati in Italfor-Ifor di stanza a Sarajevo, inquadrati per il settore di Brigata in un plotone meccanizzato, un nucleo scorta e un nucleo di Polizia Militare, oltre che per i consueti servizi di polizia militare. Il Comandante del contingente dell’Arma, su richiesta degli statunitensi, ricopriva anche la carica di Comandante della Polizia Militare Internazionale del quartier generale di Ifor, ed era l’ufficiale di collegamento con le autorità locali. 
Presso il Comando di Brigata italiano vi erano 4 ufficiali, 13 marescialli e 49 tra appuntati e carabinieri: in tutto le unità del 1° Battaglione Paracadutisti “Tuscania” con funzioni operative e di polizia militare erano in numero leggermente inferiore che all’arrivo, 66. Complessivamente, al luglio 1996, i carabinieri presenti nella Missione Ifor erano 118. In seguito, nel quadro della riduzione delle forze multinazionali in campo, la Brigata Multinazionale Nord fu sostituita da un Gruppo Italiano di Combattimento di 980 uomini, con una componente operativa e una logistica. La nuova unità era conosciuta come Italian Battle Group.