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Daniel Forner

La sera del 6 agosto 1997 un elicottero AB 205 del contingente italiano “Italair”, che operava in seno alla Forza provvisoria Onu in Libano (“Unifil”), era in volo d’addestramento notturno sull’area meridionale del Paese. A bordo del velivolo, dipinto in bianco con le insegne delle Nazioni Unite, vi erano il capitano Antonino Sgrò, il tenente Giuseppe Parisi, il maresciallo capo Massimo Gatti, tutti dell’Aviazione dell’Esercito, il soldato irlandese John Lynch e l’appuntato dei Carabinieri Daniel Forner. La missione Unifil, di cui facevano parte una cinquantina di militari italiani, piloti e tecnici delle tre Forze Armate con quattro elicotteri di stanza nella base di Naqurah, operava nel Libano meridionale dal 1978 come forza di interposizione nella “zona-cuscinetto” tra Israele e la milizia palestinese degli Hezbollah. Quel 6 agosto, alle 21,10 locali, l’elicottero italiano stava sorvolando le adiacenze della cittadina di Bint J’Bail. I testimoni parlarono di un bagliore, uno schianto, un’esplosione. Fatto sta che, in un attimo, il mezzo si abbatté sulla collina di A-Tiri e Antonio, Giuseppe, Massimo, Daniel e John persero quella vita che stavano dedicando ad un’opera di solidarietà umana: quell’elicottero, come gli altri impegnati nella missione, trasportava medicine, cibo e generi di conforto, non armi o munizioni.