Menu
Mostra menu

Missione in Namibia

Soldati dell’UNTAG nella base di Ondangua, in Namibia. I “caschi blu” dell’ONU garantirono il passaggio indolore della Namibia dall’amministrazione sudafricana all’indipendenzaL’Africa del sud-ovest, ex colonia tedesca, amministrata fin dal 1916 dal Governo del Sudafrica, dopo anni di pressioni diplomatiche a tutti i livelli, raggiunse l’indipendenza nel 1990 e prese il nome di Namibia. Il processo di transizione fu affidato al controllo di una missione speciale delle Nazioni Unite. L’indipendenza era stata ostacolata in tutti i modi dal Sudafrica, che non intendeva abbandonare un territorio ricco di risorse minerarie. Erano trascorsi più di dieci anni da quando era stata proclamata l’indipendenza, quando la missione dell’Onu intervenne. Il 16 febbraio 1989 il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvò la risoluzione che rese esecutivo l’intervento sul territorio. Il 10 marzo successivo fu firmato l’accordo fra le Nazioni Unite e la Repubblica Sudafricana per lo status della Missione Untag (United Nations Transition Assistance Group, Gruppo di Assistenza alla Transizione delle Nazioni Unite): era il consenso richiesto per inviare i “caschi blu” sul territorio di sovranità sudafricana.
Il trapasso dei poteri si presentava complesso, anche a causa dei vari movimenti africani di liberazione che rendevano instabile sia la Namibia che lo stesso Sudafrica. Le forze militari della Untag prevedevano 4.650 “caschi blu”, ai quali si sarebbero aggiunte 1.500 unità della Polizia Civile delle Nazioni Unite e 2.000 componenti civili della missione. Le elezioni nel territorio si svolsero 1’11 novembre 1989. Fra le nazioni che parteciparono a questa missione di pace ci fu anche l’Italia, che intervenne con un Gruppo Squadroni Elicotteri dell’Aviazione Leggera dell’Esercito, schierato in prossimità del confine con l’Angola, nelle due basi di Ondangua e Rundu, distanti fra loro oltre 400 chilometri. Lo Squadrone era destinato ad assolvere compiti di logistica e di sgombero sanitario, trasporto di materiale e di personale per le unità operative. Alla missione presero parte 8 militari in forza al 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”. «Furono scelti su base volontaria e tra il personale con buona conoscenza della lingua inglese», racconta Maria Gabriella Pasqualini (Missioni dei Carabinieri all’estero): «Erano alle dirette dipendenze d’impiego del Comandante della Untag, inquadrati nella Compagnia di Polizia Militare Multinazionale. Furono ovviamente frazionati in due Nuclei che operavano nelle due basi dove erano gli elicotteri italiani». Tra il 3 e il 9 aprile 1990 lo Squadrone Elicotteri e il contingente dell’Arma fecero ritorno in Italia subito dopo il completamento del ritiro delle forze sudafricane.