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Bambina liberata

Rimase ottanta giorni prigioniera dei suoi rapitori. Aveva appena otto anni Patrizia Tacchella. La liberarono gli uomini del Gis (il Gruppo di Intervento Speciale dell’Arma dei Carabinieri) nel pomeriggio del 17 aprile 1990. Lei, la piccola Patrizia, aveva sopportato la reclusione forzata con singolare forza d’animo, sorretta da una grande fiducia che tutto si sarebbe risolto bene. Raccontò, nei giorni successivi alla liberazione, che per passare il tempo aveva disegnato molto, e aveva anche scritto una favola, che cominciava così: «Nel 1987 due gattini si persero nel bosco, chiamarono aiuto ma nessuno li sentì. Andarono avanti e caddero in un buco ma un cane li salvò. I due gattini gli chiesero al cane: “Come ti chiami?”. Lui rispose: “Rochi. E voi?”. Loro risposero: “Io Prisca, io Fuf” e diventarono amici. Rochi era molto più grande dei gattini ed era femmina e gli faceva da mamma. Diventarono così amiche che non si lasciarono più». Un giornalista chiese a Patrizia: «Hai mai avuto paura?» Lei rispose: «Qualche volta. Mi sono spaventata anche quando ho visto i carabinieri incappucciati entrare nella casa. Ma mi hanno detto subito: Patrizia, siamo i carabinieri, non avere paura. Siamo qui per portarti a casa. Allora mi son messa tranquilla e adesso sono felice». 
Le indagini erano state condotte senza risparmio da molti Comandi dell’Arma del nord Italia in stretto coordinamento con le Sezioni Anticrimine, organismi specializzati nella repressione di questo genere di reati. Una ricerca capillare, svolta in un quadro unitario sia sul piano strettamente investigativo, sia su quello della vera e propria intelligence, che non tardò a dare i suoi frutti anche nel più ampio settore della collaborazione con la Polizia di Stato. Con l’impiego di strumenti a forte ingrandimento e con notevole intensificazione di luce, gli uomini del Gruppo di Intervento Speciale avevano individuato un’abitazione a San Lorenzo di Santa Margherita Ligure. Dopo che agli investigatori erano giunti segnali certi della presenza di Patrizia in quella casa, i carabinieri prepararono l’irruzione. Per abbattere le porte blindate non fu usato alcun tipo di esplosivo ma furono impiegate sofisticate tecniche ampiamente collaudate. In quegli anni, i sequestri di persona erano piuttosto frequenti. Quello di Patrizia commosse tutta Italia, per l’età della vittima.