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Il colera

Epidemia di colera fra il 1835 e il 1837L’epidemia di colera che colpì l’intera Penisola italiana fra il 1835 e il 1837 rappresentò il primo banco di prova della capacità di intervento dei Carabinieri Reali in caso di calamità naturali. Si fecero onore. I giornali sottolinearono lo spirito di sacrificio e il coraggio dimostrato dagli appartenenti al Corpo. Nell’agosto del 1836, La Gazzetta di Genova espresse la propria ammirazione ai Carabinieri Reali: «Incaricati di penoso, incessante servizio, essi superarono l’aspettazione dell’universale nel farsi pronti per ogni terra dei regii domini ove sgraziatamente incolse il cholera. 
Non è maniera di servizio per ributtante o pericoloso che fosse al quale i carabinieri siansi ricusati ed è pur onorevole per quell’eletta milizia l’udire sulle labbra di intere popolazioni, confortate e tolte ai danni di un malconcepito spavento, a suonare uniforme e costante una lode». Furono molti gli episodi che videro protagonisti in positivo gli uomini dell’Arma. A Soriasco un brigadiere si recò due volte a soccorrere una donna che, colpita da una forma fulminante del morbo, era allontanata da tutti. A Matterana, a Santa Vittoria, a Santo Stefano d’Aveto, i carabinieri dettero sepoltura ai cadaveri abbandonati. E in tutti i paesi raggiunti dall’epidemia furono tra i primi a intervenire per portare soccorso e conforto alle vittime.