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Gerolamo Ramorino

GEROLAMO RAMORINOVantava un passato militare di tutto rispetto. Aveva militato nell’esercito francese (combattendo agli ordini di Napoleone nella sfortunata campagna di Russia), poi in quello piemontese (con il grado di maggiore) e infine, da esule, aveva partecipato all’insurrezione polacca. «Su di lui», scrive il generale C.A. Arnaldo Ferrara nella sua Storia documentale dell’Arma dei Carabinieri, «i pareri erano molto discordi: oltre ai meriti di eccellente militare, gli si attribuivano la tendenza alla millanteria, l’inclinazione al giuoco e una mancanza di scrupoli». Il generale Ferrara riporta anche una lettera in cui Giuseppe Mazzini esprimeva seri dubbi su Gerolamo Ramorino. Rinunciò ad esternarli temendo lo si incolpasse di voler assumere il comando militare della rivolta. Poi si scoprì che Ramorino aveva dilapidato al gioco la somma ricevuta per organizzare la colonna che avrebbe dovuto formarsi a Lione: per cavarsi d’impaccio, s’era accordato con il governo francese, ostacolando l’operazione. Nel 1848 (rientrato in patria dopo un lungo periodo di autoesilio a Parigi) Ramorino partecipò alla Prima guerra d’indipendenza con il grado di generale dell’esercito piemontese. Ritenuto responsabile della sconfitta di Novara, fu processato e condannato a morte dalla Corte Marziale. Fu giustiziato il 22 maggio 1849.