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I programmi dei rivoluzionari

Colonna di fuorusciti sulle montagne della SavoiaNegli ultimi mesi del 1831 ci fu un goffo tentativo del Ministro degli Interni di porre i Carabinieri Reali al servizio del Ministero. Carlo Alberto respinse questo progetto e, con le Regie Patenti del 9 febbraio 1832, dettò precise disposizioni che resero ancor più stretto il rapporto del Corpo con la Corona: «Il Comandante Generale», si legge nel documento, «riepilogherà i diversi rapporti che gli saranno trasmessi sui particolari accaduti di maggiore importanza e ne farà quindi direttamente relazione a noi». La conseguenza pratica di questo indirizzo fu il totale coinvolgimento dei Carabinieri nella politica del Regno, sul quale si addensavano dense nubi a causa della recrudescenza di progetti rivoluzionari che non riguardavano esclusivamente la Penisola italiana, ma di cui il Piemonte era comunque uno dei principali obiettivi. La Carboneria aveva fatto il suo tempo, ma intorno ai programmi della Giovine Italia si erano raccolte le speranze di molti patrioti, non soltanto italiani. Carlo Alberto affidò ai Carabinieri, oltre ai normali compiti di difesa del territorio, anche l’incarico di vigilare e indagare sulle trame eversive. Un lavoro di intelligence, che gli ufficiali dell’Arma svolsero con zelo e capacità indiscutibili. Il Comandante Generale, Luigi Maria Richieri di Montichieri, si attenne all’incarico ricevuto, informando regolarmente il sovrano degli sviluppi delle indagini. 

«Verso la fine del 1833», racconta il generale C.A. Arnaldo Ferrara nella sua Storia documentale dell’Arma dei Carabinieri, «il governo sardo sapeva essere imminente l’invasione della Savoia, che il comitato centrale della Giovine Italia si proponeva da tempo di effettuare per ordine di Mazzini con le colonne dei volontari italiani, polacchi, svizzeri e francesi preparate a tale impresa. Il Comando Generale del Corpo dei Carabinieri Reali aveva segnalato più volte la prossimità di tale evento. Le note informative redatte al riguardo dai Comandi del Corpo dislocati lungo le frontiere con la Francia e la Svizzera furono frequenti e ricche di dettagli». Pattuglia di Carabinieri Reali a cavallo in servizio di perlustrazione lungo il confine con la Francia

Il generale Ferrara ha ritro­vato negli archivi molte di quelle informative. In una, datata 25 novembre 1833, si legge (fra l’altro) che «i diversi punti da cui devono partire sono Lione, Grenoble, Valenza, Avignone e Marsiglia»; che «repubblicani e fuorusciti confidano nella riuscita dell’impresa, grazie anche all’appoggio del governo francese», mosso dall’interesse «di allontanare da quel regno dei cattivi soggetti che gli danno fastidio» e dal piacere «di portare la zizzania nelli stati dei suoi vicini». Cinque giorni più tardi vengono forniti a Carlo Alberto ulteriori dettagli: gli insorti entreranno nel Regno di Sardegna dalla Svizzera, dalla Savoia e da Briançon, dirigendosi verso Susa: «500 uomini devono organizzarsi a Tolone per fare una diversione su Nizza»; «i fuorusciti calcolano molto sull’appoggio delle popolazioni ed in particolare su quello delle truppe di Sua Maestà»; «li generali Gustavo Damas e Ramorino sono stati prescelti a comandarli». Carlo Alberto viene informato anche che «li rivoluzionari vestiranno un’uniforme verde con colletto e paramani bianchi e non più rossi come si era prima detto». E si comunica al sovrano di aver raddoppiato la vigilanza a Nizza, nella Savoia, a Torino e a Genova, oltre che nelle stazioni di frontiera e nei litorali, ritenendo probabile uno sbarco a La Spezia.