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La tragedia in Valtellina

VALTELLINA«Ci sono avvenimenti che scavano l’anima con l’unghiata feroce del dolore, un’unghiata profonda, destinata a restare, come quella che ha spezzato una montagna e ferito gravemente una valle», scrisse Aldo Di Tullio su Il Carabiniere del dicembre 1987: «Non si può, non si deve dimenticare la tragedia che alla fine dello scorso luglio ha colpito la Valtellina. Il ricordo è ancora vivo. L’impeto di un diluvio sgorgato dal buio d’un cielo che era solo un immenso sipario nero che avvolgeva tutte le cose; il fragore continuo e assordante dell’acqua che annullava i rumori del mondo e perfino il battito impaurito del cuore; lo schianto dei massi enormi di pietra, grandi come e più delle case che abbattevano, strappati alle montagne dai torrenti infuriati e spinti a valle da una corsa che non tollerava ostacoli; i ponti che crollavano spazzati via dai colpi di maglio della massa d’acqua senza freni. Gli animali gementi. E infine l’orrore delle gole umane spalancate ma rese mute dal rumore dell’acqua e dei crolli. E i fiumi senza più sponde, i campi sommersi, i paesi allagati. Non si può dimenticare tutto questo, come non si può dimenticare l’opera dei Carabinieri che hanno vissuto, contenuto e confortato la disperazione della gente della Val Brembana, della Val Malenco e delle altre località, in quei terribili giorni che hanno visto il fiume Adda bloccato e la nascita funesta di un lago. I militari dell’Arma si sono prodigati in missioni, anche notturne, rivelatesi spesso determinanti ai fini del soccorso. Tutto ciò va ricordato. Sarebbe ingiusto far cadere nell’oblio le traversie di questa terra di uomini forti e di montagne fragili, popolata da anime grandi in piccoli paesi». 
Aldo Di Tullio era stato un testimone oculare dell’apocalisse che travolse molti paesi in Valtellina e in Val Brembana fra il 19 e il 28 luglio del 1987. Inviato di questo giornale, aveva vissuto quelle giornate di tregenda fianco a fianco con gli uomini del 2° Nucleo Elicotteri Carabinieri comandato dal maggiore Benedetto Cardillo, e aveva raccontato (in un diario giornaliero) l’opera infaticabile svolta in quella regione colpita da una tragedia naturale dagli uomini dell’Arma. E ne aveva ricavato un racconto umano straordinario nella descrizione dei soccorritori e delle vittime: l’umanità e la dedizione professionale dei primi, la disperazione trattenuta e composta dei secondi.
 «I primi ad arrivare sui luoghi sono i Carabinieri del Battaglione Lombardia, al comando del capitano De Zordo. Circa 90 uomini su 11 camion, 8 campagnole, una cucina da campo rotabile, un’autobotte, un ponte radiomobile e tutto il necessario per l’assistenza medica». La colonna deve affrontare gravi difficoltà, perché il crollo delle strade impone giri lunghissimi. «Il vice brigadiere Emilio Sterpa guida con perizia incredibile tra una frana e l’altra su una strada in molti punti erosa dall’acqua. Guardo in basso, lungo il vorticoso corso del Brembo: vedo ponti crollati e dighe abbattute, gente sui tetti delle case allagate, automobili trascinate via dalla corrente e moltissime altre bloccate sulla statale». Nei paesi le caserme dell’Arma sono state inondate, «eppure i carabinieri che avevano in esse casa e ufficio sono fuori a dar soccorso alla popolazione in ogni modo possibile». Sono tutti in giro «a distribuire aiuti, conforto e speranza». Nella cittadina di Piazza Brembana fu costituito immediatamente il centro operativo dei soccorsi e quello di raccolta per chi era rimasto senza casa. «L’aria intanto è sferzata dal rombo rassicurante degli elicotteri dell’Arma. Tra continui atterraggi rifornimenti e decolli gli elicotteri di Orio al Serio portano in salvo a Bergamo e nei vicini ospedali chi sia necessario soccorrere». Di Tullio racconta una frenata improvvisa del vice brigadiere Sterpa «per dare l’alt a un tipo dalla faccia di faina che si trascina dietro tanti sacchi e sacchetti di ogni tipo. «È uno sciacallo: in certi casi non si può avere comprensione».
«“Meno male che ci siete voi”, dice una donna al capitano De Zordo; “Senza il vostro aiuto mia moglie non avrebbe potuto raggiungere l’ospedale, me l’avete salvata”, dice un villeggiante. E un anziano del luogo abbraccia con impeto un giovanissimo carabiniere: “Grazie, figli miei, per quello che fate”. Il carabiniere Erasmo Schiavarelli prende in braccio un bambino, lo rassicura e lo consegna poi alle mani tese del padre al di là delle rocce franate. Il maltempo non ha perdonato nessuno: due aerei da turismo sono dati per dispersi, un elicottero civile ha urtato contro i fili dell’alta tensione ed è andato distrutto. Per fortuna o per miracolo non ci sono vittime». 
Il Comandante Generale dell’Arma Roberto Jucci si recò nei luoghi del disastro per coordinare le operazioni e ringraziare i Carabinieri per la generosità con la quale stavano lavorando a favore della gente.