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La missione Libano 2

Carabinieri in perlustrazione a BeirutGrazia Linares (sulle colonne di questa Rivista, nel gennaio 1983) descrisse con grande efficacia la condizione delle truppe italiane impegnate nell’operazione Libano 2, svoltasi dal 24 settembre 1982 al 6 marzo 1984. «La vita a Beirut sembra riprendere, con fatica, forse un po’ meno amara da quando la forza tripartita di pace è presente in questa martoriata città. La gente si sente protetta, non scappa più dalle case, come accadeva fino a qualche tempo fa, non appena si spargeva la voce di manovre di truppe falangiste intorno ai campi. Nei quartieri di El Baraj, di Sabra e Chatila devastati dagli assedi, insanguinati dalle stragi, la presenza degli “uomini di pace” aiuta a sperare. Sono ricomparse le bancarelle nelle strade, alcuni negozi hanno riaperto i battenti, il desiderio di ricominciare è forte tra questa popolazione così assuefatta ai lutti e alle tragedie. Il contingente italiano in Libano è il più amato dei tre che compongono la forza multinazionale: giudizio unanime, ha scritto il Financial Times. “Hello Italia”, dice la gente; “Ciao italiano”, gridano i bambini. Nella casbah di Burj el Baraj è scritto col gesso su un muro diroccato: “Only Italy”, solo Italia. In questo clima di simpatia, ma anche di continua tensione, vivono i 1.500 militari italiani. Il contingente è costituito dai carabinieri e paracadutisti della Folgore, dai bersaglieri del Battaglione Governolo e dai marinai del Battaglione San Marco, oltre che dai medici e dal personale dell’ospedale da campo».

Carabinieri in perlustrazione a BeirutNella suddivisione degli incarichi affidati alla forza tripartita, ai nostri uomini era toccato il compito più duro: il controllo dei campi palestinesi e la protezione delle loro popolazioni. Gli americani controllavano l’aeropor­to; i francesi presidiavano il centro della città, dove la vita era più tranquil­la. «Gli italiani sono a Beirut Est, la Beirut più insanguinata dalla guerra civile, dai bombardamenti israeliani, dai massacri falangisti. Le forze dei Carabinieri (2 compagnie di carabinieri paracadutisti, un plotone di polizia militare, circa 300 uomini) presidiano e pattugliano i campi, fanno servizio di scorta ai convogli italiani nel territorio libanese, svolgono indagini e servizi preventivi nel settore informativo; totale è lo spirito di corpo che ha accomunato gli stessi Carabinieri con militari di altre armi e corpi, un affiatamento che fa svolgere i servizi nel migliore dei modi». La Linares raccolse una dichiarazione del Comandante della missione, Franco Angioni: «I nostri problemi sono ancora tanti. Ma nessuno si lamenta. Siamo tra gente che ci tratta da amici».