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I compiti specifici

un carabiniere medico visita un bimbo libaneseAl battaglione Folgore (composto da 446 unità) era assegnato il compito di presidiare gli ingressi sud di Sabra e Chatila, l’area nord dell’aeroporto internazionale di Beirut e il pattugliamento del campo profughi di Burj el Baraj. Al Battaglione Carabinieri Paracadutisti furono assegnati la vigilanza di Burj el Baraj e il pattugliamento di Beirut est su itinerari prestabiliti. Burj el Baraj, nella zona sud di Beirut, era ubicato in un settore di notevole importanza strategica lungo la strada che portava all’aeroporto; campo, come noto, a netta prevalenza palestinese, ma in una zona dove Amal, la milizia musulmana sciita più numerosa e organizzata di Beirut, aveva la sua maggiore influenza. In quel contesto la situazione era particolarmente tesa e compito specifico del Tuscania era, tra gli altri, quello di impedire che vi girassero uomini armati, a meno che non appartenessero alla Forza Multinazionale.

Il Tuscania ebbe anche il compito del pattugliamento di Beirut est su itinerari prestabiliti: ma le forze italia­ne, come le altre multinazionali pre­senti, non potevano compiere opera­zioni di polizia in proprio né in concor­so con quelle libanesi. Erano una forza di interposizione, di prevenzione, ma non sostituivano le forze libanesi nel tessuto statuale e quindi anche nelle operazioni di polizia. Era integrato nel Tuscania anche il Plotone Carabi­nieri del Battaglione Lombardia, precedentemente impiegato. In seguito questo reparto fu sostituito da altri Battaglioni della Folgore, ma l’Arma continuò ad inviare proprie aliquote nell’Italcon, fornendo servizi non solo relativi alla polizia militare.

Carabinieri in perlustrazione a Beirut«Agli inizi di febbraio del 1984», racconta Maria Gabriella Pasqualini (Missioni dei Carabinieri all’estero), «il Raggruppamento italiano di pace in Libano doveva costituire una forza di interposizione nelle località concordate e non più controllare i campi palestinesi, sempre facendo parte di una Forza Multinazionale per l’assolvimento del compito generale previsto dagli accordi bilaterali con il Governo libanese. Le Forze di Pace dovevano assistere il Governo libanese e le sue Forze Armate nel ristabilimento dell’ordine e della sovranità, sempre tutelando la sicurezza della popolazione civile e cercando di porre fine alle violenze. In quel momento i carabinieri presenti erano articolati in un Plotone di Polizia Militare, alle dipendenze del Capo di Stato Maggiore, proveniente dal Battaglione Lombardia, in un Comando di Carabinieri Paracadutisti del Tuscania e in una Compagnia Carabinieri Paracadutisti, inquadrata nel Battaglione Folgore: in tutto 14 ufficiali, 40 sottufficiali e 220 tra brigadieri, appuntati e carabinieri. Il ministero della Difesa libanese con suo decreto conferì a quattro militari italiani, tra i quali un carabiniere, un’alta onorificenza. Si trattava di militari feriti il 14 dicembre 1983 a Beirut, durante il servizio, da elementi ignoti. Altri tre carabinieri furono feriti nel periodo tra il dicembre 1983 e il marzo 1984».

La seconda missione in Libano era iniziata con un senso di provvisorietà e di rapidità, ma si prolungò nel tempo. Gli impegni affidati all’Arma divennero molteplici e complessi. Per avere un’idea di quanto fu fatto dai carabinieri, basta esaminare i dati statistici dell’ultimo mese di loro permanen­za, cioè del periodo dal 1o al 26 febbraio 1984: oltre all’attività di polizia giudiziaria comune e polizia giudiziaria militare, furono rilevati 5 incidenti stradali fra mezzi militari e macchine civili libanesi; per servizi di vigilanza e scorta furono effettuate in totale: 4.368 ore per la vigilanza del Comando del contingente; 2.720 ore per pattugliamenti, attività di polizia giudiziaria militare, controllo specializzato del traffico e attività informativa; 4.570 ore per scorte ad autocolonne militari e ad ufficiali generali; 1.950 ore di servizio al Comando di contingente.