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La tragedia dell'Irpina

carabinieri al lavoro nell’Irpinia colpita dal terremotoIl 23 novembre del 1980 la terra tremò in Campania, Basilicata, Molise e nel nord della Calabria, provocando la morte di più di tremila persone. Al Comando Generale dei Carabinieri la comunicazione che un sisma aveva colpito il Mezzogiorno giunse alle ore 19,50, 20 minuti dopo la catastrofe. Il Comando Generale dette immediatamente le prime disposizioni operative: i reparti di soccorso dei battaglioni di Bari, Napoli, Roma e Firenze furono allertati. I reparti erano composti ciascuno di 120 uomini muniti di un presidio sanitario, di due medici e di personale infermieristico, «capaci di allestire due posti di medicazione urgente a attrezzati con impianti di cucina e con strumenti per i primi interventi in casi di terremoto o alluvioni», come precisò il Comandante Generale Umberto Cappuzzo. «Dopo brevissimo tempo, alle prime notizie dei crolli», raccontò Cappuzzo, «fu impartito a questi reparti l’ordine di muoversi immediatamente e di raggiungere le zone che sembravano più vicine all’epicentro, supposto già, sulla base delle nostre informazioni, fra Potenza e Avellino. Contemporaneamente venivano informate le Autorità Centrali, Interno e Difesa, la Sala Operativa della Protezione Civile e la Sala Operativa dello Stato Maggiore Esercito. Alle 20,40 allertammo il Centro Elicotteri di Pratica di Mare e i Nuclei Elicotteri di Salerno, Pontecagnano, Bari e Vibo Valentia. Il fatto che i reparti di soccorso di Napoli, Bari e Roma siano arrivati nei paesi devastati a poche ore dal sisma, ancora nel cuore della notte, è stato importantissimo sotto ogni aspetto: pensate al significato che ha avuto non solo per il Comando Generale la possibilità di contare su una rete di comunicazioni con i luoghi colpiti dalla tragedia dopo che era calato su di essi il più cupo silenzio».

un elicottero dell’Arma impiegato per monitorare le zone maggiormente colpite dal sisma e per portare soccorsi nei luoghi altrimenti inaccessibiliI Carabinieri (ma anche i Vigili del Fuoco, i militari di ogni arma, corpo e specialità, e i tanti volontari accorsi sui luoghi della tragedia) rinunciarono al rancio per far mangiare gli scampati che sotto le macerie avevano perduto tutto: affetti e beni. I carabinieri, in particolare, furono impegnati su due fronti: da una parte, nel lavoro di scavo alla ricerca dei sepolti vivi, dall’altra, nel fronteggiare i turpi episodi di sciacallaggio (che puntualmente si manifestano in questi casi), e nell’arduo compito di assicurare la legalità e la continuità dello Stato in luoghi nei quali anche le stazioni dell’Arma erano ridotte a cumuli di rovine.

Ma già all’alba del lunedì le stazioni dei Carabinieri erano di nuovo in funzione, magari sotto una tenda, con un telefono di fortuna: un punto di riferimento per tanta gente che vagava terrorizzata. «I nostri carabinieri, da sempre abituati a dividere con le popolazioni dei più piccoli paesi le gioie e le sofferenze», dichiarò ancora il Comandante Generale, «non sono stati fermati dalle caserme distrutte, dalle loro famiglie sepolte. Un maresciallo, dopo aver estratto morte la moglie e la figlia, non si è perso d’animo ed ha continuato a scavare per tirare fuori i feriti. Sei nostri militari sono morti. La moglie del capitano Antonio Pecora, rimasto ucciso, ha dato alla luce un bambino il giorno dopo il terremoto. Diciassette familiari dei carabinieri sono morti. Trenta nostre caserme sono andate pressoché distrutte».

Umberto Cappuzzo raccontò con orgoglio quanto era stato fatto: «Il nostro intervento nelle zone terremo­tate ci ha visto in tempi rapidissimi presenti con 7.470 militari e centri operativi, collegati col Comando Generale, a Sant’Angelo dei Lombardi, Teora, Calabritto, Laviano e Balvano. Ventiquattro ore dopo il terremoto, quando ho visitato le zone colpite, sono rimasto pienamente soddisfatto per ciò che i carabinieri avevano fatto e stavano facendo, ancor più per gli elogi rivolti dal Presidente della Repubblica, il quale ha voluto che tutti gli italiani sapessero come si comportavano i carabinieri, e per i sentimenti che ho visto esprimere verso i carabinieri dal popolo colpito dalla catastrofe».