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L'assassinio di Galvaligi

il presidente Pertini con la vedova e il figlio di GalvaligiIl 31 dicembre 1980 fu assassinato dalle Brigate Rosse il generale dei Carabinieri Enrico Galvaligi. Galvaligi era il responsabile della sicurezza nelle carceri, un ruolo ricoperto prima di lui da Carlo Alberto Dalla Chiesa che, nominato prefetto di Palermo, sarebbe stato ucciso in un agguato due anni più tardi. I due esecutori materiali dell’omicidio di Galvaligi furono Remo Pancelli e Pietro Vanzi. L’attentato al generale dei Carabinieri era maturato nel clima di violenza delle settimane che lo precedettero. Il 12 dicembre era stato rapito un magistrato, Giovanni D’Urso, dirigente dell’amministrazione penitenziaria al ministero di Grazia e Giustizia. I sequestratori chiesero, come contropartita per il rilascio, la chiusura del carcere di massima sicurezza dell’Asinara. E la ottennero. Ma contemporaneamente esplose la rivolta in un altro carcere di massima sicurezza, quello di Trani, dove i terroristi detenuti sequestrarono diciotto guardie prima che gli uomini del gruppo di intervento speciale dei Carabinieri facessero irruzione liberandoli. Furono questi gli eventi che portarono al barbaro assassinio del 31 dicembre, in un clima di angoscia e di paura molto simile a quello vissuto in Italia due anni prima, con il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro.

Emerse in quei giorni un’altra figura centrale del terrorismo di sini­stra, Giovanni Senzani, un sociologo che dettava le strategie del brigati­smo: contro di lui la procura di Roma spiccò un mandato di cattura per banda armata, associazione sovversiva e sequestro di persona. Il giudice D’Urso fu liberato il 15 gennaio, con modalità che ricordavano in modo sinistro il rinvenimento del cadavere di Moro: fu trovato, incatenato, in un’auto parcheggiata nei pressi del ministero di Grazia e Giustizia.