Menu
Mostra menu

La terra trema in Friuli

Approfondimenti
I Carabinieri furono in prima fila nel portare soccorso alle popolazioni colpite dal sisma.

il Duomo di Gemona distrutto dal sisma

Sono le ore 21,02 del 6 maggio 1976: l’ufficiale di servizio alla Sala Operativa del Comando Generale dell’Arma, a Roma, si trovava in collegamento, attraverso la linea del ponte radio dei Carabinieri, con la Centrale Operativa della Legione di Udine per normali comunicazioni, quando la terra tremò in Friuli. L’allarme fu immediato. Si trattava di una scossa violenta, pari a 6,4 gradi della Scala Richter. Le linee telefoniche si interruppero. Dalla centrale operativa della Compagnia di Tolmezzo arrivò la notizia che un treno era deragliato sulla linea Tarvisio-Udine. La Sala Operativa del Comando Generale dedicò due linee del ponte radio in esclusiva per i collegamenti con il Friuli. Furono sintonizzate tutte le reti radio con la zona del disastro. Per consentire agli organi di Governo di essere tempestivamente al corrente della situazione, fu anche attivata una linea di collegamento diretta e continua tra la Sala Operativa del Comando Generale e il Ministero dell’Interno. La situazione si manifestò subito nella sua estrema gravità. Furono segnalati crolli a Buja, ad Osoppo, a Folgaria, a Gemona, a Maiano. Molte caserme degli Alpini e dell’Arma erano distrutte. L’appuntato Modolo, della Stazione di Maiano, rimase sotto le macerie con la moglie e una figlia. Numerose Stazioni furono evacuate e gli uomini dell’Arma continuarono ad operare sotto le tende. L’Arma territoriale garantì tempestivamente i rifornimenti di plasma sanguigno e di coperte.

La Stazione di Pontebba (Udine), come altre del Friuli, era stata gravemente danneggiata dal terremoto: si trasferì per questo sotto una tenda.Nella notte arrivarono sui luoghi del disastro unità mobili e speciali della Legione di Udine e le unità di soccorso dei battaglioni di Gorizia e di Mestre. All’alba raggiunsero le località colpite gli elicotteri provenienti dai Nuclei di Milano e Torino. La concentrazione di mezzi e uomini si rivelò indispensabile nelle zone rimaste prive di acqua, luce e generi alimentari. Autoambulanze, autocarri, mezzi di ogni tipo furono impiegati per il trasporto dei feriti; mezzi cingolati si misero tempestivamente  all’opera per lo sgombero delle vie di comunicazione.

Il centro di Udine, costituito su sei distinte sezioni (Operazioni, Situazione, Collegamenti radio e filo, Telescriventi e Logistica), fu articolato in sette centri operativi, al comando di ufficiali con funzioni di coordinamento dei soccorsi a Gemona, Osoppo, Cividale del Friuli, Resiutta e Spilimbergo (quest’ultimo successivamente spostato a Pordenone). Nelle desolanti zone terremotate, l’opera coordinata dei reparti soccorso dell’Arma offrì ogni sostegno alle popolazioni sul piano logistico, sanitario, alimentare ed assistenziale. Furono allestiti attendamenti e cucine da campo.

In una nobile gara di solidarietà, l’Arma e le unità dell’Esercito, dei Vigili del Fuoco e delle altre Forze dell’ordine si prodigarono per rimuovere le macerie alla ricerca di eventuali sopravvissuti. Il centralino dell’Arma (non esisteva ancora la Protezione Civile) fu tempestato di telefonate, da ogni parte del mondo, di persone che cercavano notizie sui parenti che vivevano nelle zone colpite dal sisma. Il numero dei dispersi era molto elevato, e la speranza di ritrovarli vivi si affievoliva progressivamente. Nei primissimi giorni, molte persone furono estratte dalle macerie.

due carabinieri salvano un bambino dalle macerie della sua casaAlla ricerca dei sopravvissuti e al recupero delle salme, si aggiunse l’opera di vigilanza sul terreno per contrastare lo sciacallaggio. Furono effettuati molti arresti in flagranza che bloccarono sul nascere ogni ulteriore tentativo di azione criminosa. Alle unità mobili, ai reparti carabinieri di soccorso, alle unità territoriali si aggiunsero i reparti speciali che il Comando Generale inviò sul posto: il Nucleo Antisofisticazioni e quello per la Tutela del Patrimonio Artistico. I primi operarono per la salvaguardia della salute pubblica attraverso la selezione ed il controllo delle derrate alimentari, giunte da ogni parte d’Italia, offerte anche da privati. Gli altri svolsero la necessaria opera di assistenza tecnica ai fini del recupero, trasferimento e custodia delle opere d’arte presenti nella zona. A conclusione della prima fase di interventi, i carabinieri si impegnarono nell’azione diretta a stabilire l’entità dei danni. Furono censite le case e gli edifici distrutti, o gravemente danneggiati, insieme con i tecnici del Genio Civile. Tra le tante voci di questa contabilità, ci fu anche quella relativa alle perdite subite dall’Arma: caserme inagibili, mezzi fuori uso, attrezzature tecniche inutilizzabili.

Nel marzo 1977, nella frazione di Valeriano (comune di Pinzano al Tagliamento, in provincia di Pordenone), fu inaugurato un villaggio, composto di 46 alloggi prefabbricati, allestito interamente, con elementi prefabbricati, da un reparto del 13° Battaglione Carabinieri di Gorizia, sotto la guida del maresciallo maggiore Gino Macaro.