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L'ordine pubblico

studenti manifestano all’interno della Città universitaria, a RomAlla fine degli anni Sessanta, i Carabinieri si trovarono a dover fronteggiare gli studenti in rivolta e le agitazioni sindacali del cosiddetto “autunno caldo”. «Presidiare le piazze, sciogliere cortei, sgombrare università e scuole, proteggere ambasciate e consolati durante le manifestazioni antimperialiste rappresentavano una prassi consueta a cui il fenomeno del ’68-’69 aggiungeva solo una diversa frequenza», racconta Gianni Oliva (Stori­a dei Carabinieri dal 1814 a oggi). «Da un altro lato, c’era l’attività di controllo esercitata attraverso il servizio informativo. Le schede compilate in quegli anni raggiungevano cifre impressionanti: 21.158.949 nel 1968 (di cui 3.265.527 destinate ai ministeri, 3.827.823 ai comandi militari, 1.938.244 all’autorità giudiziaria, 2.197.043 alle prefetture, 4.135.391 alla pubblica sicurezza, 5.794.921 a enti vari), 20.748.931 nel 1969, 21.198.627 nel 1970. Lo sforzo era imponente non solo in termini numerici, ma anche per la qualità delle notizie, che attraverso gli informatori al servizio dei nuclei investigativi e dei nuclei speciali attingevano direttamente all’interno dei movimenti di opposizione, garantendo la possibilità di seguire l’evoluzione della situazione di classe e di esercitare un’azione di contenimento preventivo (tipico, a questo proposito, l’intervento in occasione delle proteste organizzate all’interno delle caserme dal movimento dei soldati). Infine c’era l’opera di dissuasione esercitata attraverso il dispiegamento della propria forza: le operazioni in grande stile condotte contro la criminalità comune all’inizio degli anni Settanta, infatti, non si prefiggevano soltanto lo scopo immediato di circoscrivere il fenomeno delinquenziale, ma, più in generale, quello di dimostrare la solidità dello Stato e l’efficienza dei suoi apparati d’ordine che la contestazione minacciava di incrinare».i carabinieri, in assetto antiguerriglia, impegnati alla “Sapienza”

L’ampio rilievo dato al problema dagli organi di informazione e la mobilitazione dell’opinione pubblica nella richiesta di provvedimenti urgenti e adeguati portarono le esigenze dell’Arma (in quanto garante della sicurezza collettiva) in primo piano nell’attenzione generale. Si provvide all’emergenza con il richiamo di 3mila carabinieri e fu approvato un disegno di legge per aumentare l’organico di altre 5mila unità.

Si chiudeva allora una stagione difficile e se ne apriva un’altra ancor più drammatica. Gli anni Settanta sono passati alla storia come “anni di piombo”. Il terrorismo, di destra e di sinistra, avrebbe sconvolto l’Italia, con altre stragi (Brescia in primo luogo) e con sequestri di persona, gambizzazioni, omicidi politici, fino al rapimento e all’uccisione (nel 1978) di Aldo Moro.