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Il terremoto del Belice

i militari dell’Arma impegnati nei soccorsi dopo il terremoto del BeliceNella notte fra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento terremoto (magnitudo 6,4 della scala Richter) sconvolse una vasta area della Sicilia Occidentale compresa fra le province di Agrigento, Trapani e Palermo. La zona più colpita fu la Valle del Belice.

Quattro paesi rimasero completamente distrutti: Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Montevago. Le vittime furono 370, un migliaio i feriti e circa 70mila i senzatetto. Gli altri centri che subirono danni ingenti furono Menfi, Partanna, Camporeale, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Sambuca di Sicilia, Sciacca, Santa Ninfa, Salemi, Vita, Calatafimi, Santa Margherita di Belice.

Come è accaduto nel 2009 all’Aquila, la terra tremò in piena notte, provocando il panico della popolazione e rendendo estremamente complessi i soccorsi. I primi ad accorrere furono i carabinieri della zona. «Nel caos generale», raccontò Il Carabiniere, «ufficiali, sottufficiali e carabinieri, nella buia e gelida notte, muovendo tra il nevischio, il fango e le macerie, misero con slancio ed altruismo le loro impari forze al servizio dei tanti, dei troppi, che chiedevano aiuto e protezione, prodigandosi per tutti tranne che per le loro famiglie, egualmente sinistrate, e per le loro caserme, pure crollate. Nel quadro di una situazione senza precedenti, tutti i carabinieri della Legione di Palermo, dal colonnello comandante al più giovane carabiniere, rimasero, in quelle prime lunghe terribili ore, a sostenere le popolazioni colpite, a recuperare i bambini abbandonati, a soccorrere i feriti». Nelle settimane successive l’impegno dell’Arma fu costante e massiccio, con l’impiego di quasi 2.500 uomini, 6 elicotteri, 24 mezzi speciali (ambulanze, autobotti, autogru e autoradio), 90 autocarri, quasi 200 autovetture. L’Arma mise a disposizione dei sinistrati tende, cucine da campo, materiale sanitario, materassini pneumatici, coperte da campo.
i militari dell’Arma impegnati nei soccorsi dopo il terremoto del Belice
Fra le vittime ci fu anche un carabiniere, Nicolò Cannella, morto a Gibellina insieme a due vigili del fuoco mentre si prodigava nell’opera di recupero di chi era rimasto sepolto sotto le macerie. 
Un’altra gravissima calamità naturale investì il nord della Penisola nel mese di novembre. Un’alluvione colpì il Piemonte, provocando gravi danni nelle province di Novara, Alessandria, Asti, Vercelli e Belluno. Ci furono oltre cento morti. Le case si sbriciolarono, i ponti furono spazzati via dai torrenti in piena, molti stabilimenti e opifici furono cancellati dalla valanga di acqua e fango, migliaia di ettari di colture furono completamente distrutti, le reti stradale e ferroviaria subirono danni gravissimi. Gli elicotteri del Nucleo di Torino dell’Arma furono i primi a raggiungere Valle Mosso, il paese maggiormente colpito, che pianse più di 40 morti. I carabinieri riuscirono a trarre in salvo parecchie centinaia di persone, recuperarono decine di cadaveri, concorsero al trasporto e alla distribuzione di 650 quintali di viveri e 45 quintali di medicinali.