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La strage di Ciaculli

I funerali dei carabinieri vittime della strage di Ciaculli. In basso: Walter Molino, Un carabiniere salva dalle fiamme il conducente di un pullman a Roma (La Domenica del Corriere, novembre 1954)Il 30 giugno 1963 una vettura rubata fu abbandonata in una strada di Ciaculli, una frazione alle porte di Palermo. Carabinieri e agenti di Polizia si recarono immediatamente sul posto. «Notata all’interno dell’autovettura, sul sedile posteriore, una piccola bombola di gas liquido con miccia particolarmente combusta e potendo ciò avere relazione con un attentato dinamitardo compiuto nelle prime ore dello stesso giorno nel vicino comune di Villabate, disponevano il piantonamento del mezzo, chiedendo nel contempo l’intervento di specializzati di artiglieria. Tale personale interveniva subito e, provveduto al disinnescamento della bombola, metteva l’autovettura a disposizione degli inquirenti. Poco dopo, mentre uno dei militari operanti tentava di aprire il portabagagli, si verificava una violentissima esplosione provocata da un ordigno occultato nello stesso portabagagli, che distruggeva completamente l’autovettura e causava la morte del tenente dei Carabinieri Mario Malausa, del maresciallo maggiore di Pubblica Sicurezza Silvio Corrao, del maresciallo maggiore d’Artiglieria Pasquale Nuccio, del maresciallo capo dei Carabinieri Calogero Vaccaro, del carabiniere Eugenio Altomare e del fante Giorgio Ciacci. Il carabiniere Marino Fardelli, rimasto gravemente ferito, decedeva mentre veniva trasportato in ospedale; feriti rimanevano anche il brigadiere dei Carabinieri Giuseppe Muzzupappa e il carabiniere Salvatore Gatto». Questa la scarna cronaca pubblicata dalla rivista Il Carabiniere per una delle più sanguinose stragi di mafia degli ultimi decenni. Il 2 luglio, nella Cattedrale di Palermo, si svolsero i solenni funerali delle vittime. Centomila le persone che seguirono i feretri per le strade del capoluogo siciliano. La strage di Ciaculli rappresentò un tragico campanello d’allarme. Ci si rese conto che la mafia non aveva chinato la testa e rappresentava ancora un nemico temibile, contro il quale era indispensabile alzare il tiro. Proprio in conseguenza di quel feroce attentato, furono inviate in Sicilia imponenti Forze dell’ordine. E l’anno successivo fu istituita la Commissione parlamentare d’indagine sul fenomeno della mafia.