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La lotta in Sardegna

Alfonso ArtioliIl 12 agosto 1949 tre carabinieri persero la vita e altri sei vennero feriti in modo grave in un assalto dei banditi sardi. I carabinieri erano isolati: nei paesi era per loro difficile trovare collaborazione nella popolazione impaurita; i pochi confidenti venivano eliminati. Nell’agosto 1949 una vettura con le paghe per le maestranze della diga del Tirso fu assaltata. La scorta fu massacrata: tre morti e un ferito gravissimo. L’Arma organizzò con metodo la reazione. Nel maggio 1950 fu catturato il bandito Liandreddu, un nome famigerato e temuto. A luglio fu la volta di suo zio, Giovan Battista Liandru. Nell’aprile 1951 il più pericoloso latitante sardo, Francesco Sini, fu assicurato alla giustizia. L’8 maggio 1951, a Giana di Perda, una campagnola passò sotto il tiro incrociato dei criminali in un canalone: due carabinieri persero la vita e uno fu gravemente ferito.

Ma anche questa volta i responsabili furono catturati. La situazione nell’isola sarebbe rimasta tesa per molti anni. Nel settembre del 1959, in uno scontro, furono lanciate delle bombe a mano. Il maresciallo Ettore D’Amore (nella foto), comandante della Stazione di Orgosolo, che lanciò una granata per allertare i colleghi, venne ucciso. Gli fu conferita la Medaglia d’oro alla memoria