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Il terrorismo in Alto Adige

carabinieri in pattugliamento all’epoca degli attentati terroristici in Alto AdigeFra l’11 e il 12 giugno del 1961, in Alto Adige, si visse quella che è passata alla storia con il nome di “notte dei fuochi”. La prima esplosione fu avvertita alle 1,10. «Bolzano è in allarme, la gente si sveglia, scende nelle strade, in tempo per vedere il cielo solcato a tratti da grandi fiammate bluastre», racconta Giorgio Maiocchi (Carabinieri, due secoli di storia italiana). «Gli scoppi si susseguono a breve distanza l’uno dall’altro. Provengono dalla periferia della città, dal suo circondario, dalle vallate vicine. In diverse case i vetri si frantumano, sembra di essere tornati al tempo della guerra, dei grandi bombardamenti aerei con cui gli alleati cercavano di interrompere il traffico sulla strada del Brennero. E di esplosivo ancora si tratta: ma stavolta non scende dal cielo, stavolta è stato applicato con meticolosa cura nei punti nevralgici per la vita della regione. I tralicci che sostengono i cavi elettrici sono l’obiettivo primario. Il danno è calcolato sui cento milioni di lire». C’erano già stati altri attentati negli anni precedenti, ma la “notte dei fuochi” segnò l’inizio della fase più violenta del terrorismo in Alto Adige, nel quale i Carabinieri furono chiamati a svolgere un ruolo fondamentale. Quella notte furono i primi a intervenire. Per la caduta di diversi tralicci la strada del Brennero e quella della Mendola furono interrotte. Sulla Brennero-Bolzano un carabiniere riuscì a strappare una carica di plastico da un traliccio e a lanciarla lontano prima che esplodesse. Fu subito chiaro che la matrice degli attentati era da ricercare fra gli autonomisti sudtirolesi. E si scoprì che all’esecuzione avevano partecipato almeno 200 persone.  La striscia di sangue (e di distruzioni) provocata dagli estremisti alto-atesini si sarebbe allungata negli anni seguenti. E i carabinieri pagarono il loro tributo per il ripristino della coesistenza civile nella regione.