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Il riordinamento dell’Arma

carabiniere e poliziotto aiutano un’anziana signora all’uscita di un seggio elettorale il 18 aprile 1948.La ricostruzione dell’Arma dei Carabinieri al termine della Seconda guerra mondiale avvenne in un clima teso, causato dalle pesanti conseguenze della guerra civile che aveva diviso gli italiani. «L’importanza del Corpo, come garante dell’ordine, era stata riconosciuta dagli Alleati fin dal 1943, e la riorganizzazione era stata già avviata nel periodo bellico», ricorda Gianni Oliva nella sua Storia dei Carabinieri. Con decreto luogotenenziale del 31 agosto 1945 l’ordinamento e l’organico venivano adeguati alle nuove esigenze: la forza era fissata in 65mila unità, compresi gli ufficiali, e ordinata in un comando generale, 3 comandi di divisione (Pastrengo, Podgora, Ogaden), 6 comandi di brigata, 21 comandi di legione territoriale, una scuola centrale, una legione allievi, 4 comandi di raggruppamento di battaglioni mobili e 12 battaglioni mobili. «Gli elementi di rilievo del provvedimento», sottolinea Oliva, «erano due. In primo luogo, il numero dei carabinieri era proporzionalmente assai alto in rapporto a quello dei militari degli altri corpi: le clausole del trattato di pace avrebbero stabilito per il nostro esercito una forza complessiva di 185mila uomini e 65mila carabinieri, con un rapporto quindi di 1 a 3 che non trovava confronti nella storia precedente. Questo significava una conferma della fiducia nell’affidabilità politica dell’Arma da parte degli Alleati e indicava, nel contempo, una trasformazione nella gestione dell’ordine pubblico, che da allora in poi avrebbe visto le unità dell’Esercito impiegate solo in seconda linea, come eventuale forza di riserva, dietro i reparti “specializzati” dei Carabinieri e della Polizia. In secondo luogo, la creazione dei battaglioni mobili (idea non nuova, che riprendeva un analogo progetto del 1920, poi abbandonato nel 1923) indicava come l’impiego del Corpo necessitasse ormai di autonomia e rapidità di spostamento, per garantire l’intervento celere nei luoghi in cui si manifestassero disordini. A necessaria integrazione di queste norme, veniva avviato un rapido rinnovamento del materiale rotabile di cui l’Arma disponeva, con uno sforzo economico notevole in considerazione delle scarse disponibilità di bilancio di quegli anni».

La sicurezza e l’ordine pubblico divennero i maggiori problemi nazionali. Nel 1946 furono registrati 2.160 omicidi, 10.708 rapine, 330 sequestri di persona, 1.162 estorsioni, mentre i furti furono 278.897. In molte carceri esplosero sanguinose rivolte. Nelle operazioni di ordine pubblico morirono 101 carabinieri, 757 rimasero feriti, in modo più o meno grave.
Particolarmente dura fu la lotta al banditismo, che dettava le sue leggi in Sardegna e in Sicilia.