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Le Fosse Ardeatine

rastrellamento effettuato dalle SS in via Quattro Fontane, immediatamente dopo l’attentato di via Rasella. Molti di quei fermati finirono alle Fosse ArdeatineIl 24 marzo 1944 le SS si macchiarono di uno dei peggiori crimini commessi in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Nella cava delle Fosse Ardeatine, alle porte di Roma, 335 persone furono trucidate per rappresaglia contro un’azione compiuta il giorno precedente da un gruppo di partigiani comunisti, che aveva provocato la morte di 33 soldati tedeschi in pattuglia a via Rasella, al centro della città. Nell’attentato erano morti anche sette civili italiani (fra i quali un bambino). Appena informato dell’accaduto, Adolf Hitler aveva ordinato che fossero uccisi 50 italiani per ogni tedesco caduto. Il comandante delle forze germaniche in Italia, Kesselring, non volle rendersi responsabile di un simile massacro e decise per il rapporto di dieci a uno. L’incarico fu affidato alle SS del colonnello Herbert Kappler dopo il rifiuto del comandante del battaglione Bozen, al quale appartenevano i soldati uccisi. Alla fine della guerra Kappler fu processato e condannato all’ergastolo per quell’eccidio. Fuggì, con la complicità della moglie, dal carcere militare del Celio, a metà degli anni Settanta. Mano a mano che le vittime erano spinte nella cava (dove venivano fatti mettere in ginocchio per essere finiti con un colpo di pistola alla nuca), il maggiore Erich Priebke spuntava i nomi dall’elenco delle persone rastrellate. Fu alla fine di questo lugubre conteggio che si rese conto che i prigionieri erano 335, e non 330. Alle sette di sera era tutto finito. Subito dopo (raccontò una cronaca dell’epoca) «si fecero brillare delle mine, chiudendo in questo modo quella parte della cava nella quale i cadaveri erano ammucchiati fino all’altezza di un metro».

Vittorio Pisani, Il sacrificio dei 12 carabinieri caduti alle Fosse Ardeatine (Roma, Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri)I nomi dei militari dell’Arma caduti alle Fosse Ardeatine (tutti decorati di Medaglia d’oro al valor militare alla memoria furono: il tenente colonnello Giovanni Frignani, il tenente colonnello Manfredi Talamo, il maggiore Ugo De Carolis, il capitano Raffaele Aversa, il tenente Genserico Fontana, il tenente Romeo Rodriguez Pereira, il maresciallo d’alloggio Francesco Pepicelli, il brigadiere Candido Manca, il brigadiere Gerardo Sergi, il corazziere Calcedonio Giordano, il carabiniere Augusto Renzini, il carabiniere Gaetano Forte.