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La guerra al nord

carabinieri festeggiano, insieme con i civili, la fine della guerraNell’Italia settentrionale, all’atto dell’armistizio, i Comandi dell’Arma si trovarono ad operare in condizioni particolarmente delicate: la situazione militare delle province del Nord era caratterizzata dalla massiccia presenza di unità germaniche, pienamente efficienti nell’armamento e nell’addestramento, le quali gravitavano sui grandi centri urbani ed industriali e su quelli di importanza strategica. Le unità dell’Arma a tutti i livelli, fino ai minori reparti e alle Stazioni, analogamente a quanto attuato nelle province del Centro e del Sud, furono poste tempestivamente in allarme: le armi pesanti e le munizioni furono trasferite in località clandestine; i documenti segreti ed i codici vennero opportunamente nascosti. Tutti i Comandi attivarono in modo particolare il settore informativo al fine di percepire le intenzioni dei nazisti attraverso i movimenti e la dislocazione dei reparti della Wehrmacht e delle SS. La preoccupazione dei comandanti responsabili, ufficiali e sottufficiali, fu di assicurare la più ampia assistenza e tutela alle popolazioni, per evitare e reprimere soprusi e per fronteggiare rappresaglie. I carabinieri rimasero in servizio, in ottemperanza agli ordini ricevuti dal governo Badoglio, pronti ad opporsi ad ogni iniziativa germanica che tendesse ad alterare la situazione del Paese. Ma la reazione all’armistizio da parte tedesca non si fece attendere: già nella notte sul 9 settembre 1943 i nazisti avevano dato inizio a un’azione contro le Forze Armate italiane e contro i reparti dell’Arma. Scoppiarono ovunque scontri violenti. I carabinieri si opposero con estrema fermezza ad ogni tentativo di sopraffazione. In tutte le regioni del Nord si accesero violentissimi scontri a fuoco, particolarmente aspri tra i carabinieri e le truppe germaniche che intendevano occupare le loro caserme per assumere il controllo di ogni località.

soldati e carabinieri appartenenti a formazioni della Divisione Garibaldi vengono decorati dal comandante di una unità jugoslavaInnumerevoli gli episodi di valore e di sacrificio compiuti. Senza alcuna distinzione di grado, dagli ufficiali e sottufficiali più anziani, ai più giovani subalterni, agli appuntati e carabinieri, tutti si impegnarono in una resistenza ad oltranza. Il personale dell’Arma in congedo si affiancò a quello in servizio partecipando ai combattimenti. Le autorità germaniche, come nel Centro Italia, attuarono anche nel Nord due ordini di misure: in un primo tempo, a conclusione degli iniziali scontri accesisi in molte zone (che, a causa dello squilibrio delle forze, permisero ai tedeschi di occupare grandi zone di territorio), riconobbero all’Arma il diritto di svolgere la tradizionale attività d’istituto secondo le convenzioni internazionali. Successivamente, avviarono un’azione sistematica tendente a sviluppare ogni sorta di incidenti atti a giustificare il piano di Hitler per la deportazione di tutti i carabinieri in Germania. Si delineò in questa fase, anche nei territori del Nord, un periodo delicatissimo per i Comandi dell’Arma, i quali, mentre svolgevano il loro servizio istituzionale in favore delle popolazioni, furono impegnati nell’organizzare ed attivare una linea clandestina per la resistenza contro i nazisti.