Menu
Mostra menu

I Martiri di Fiesole

Vittorio Pisani, I Carabinieri Marandola, Sbarretti e La Rocca sacrificano a Fiesole la loro vita per salvare quella di 10 ostaggi innocenti (Roma, Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri)

All’inizio dell’estate del 1944 le unità della V Armata americana e dell’VIII Armata britannica concentrarono la loro azione in Toscana, dove i tedeschi opponevano una forte resistenza prima di attestarsi sulla Linea gotica. Con le forze alleate erano schierate le unità del nuovo Esercito Italiano mentre, oltre le linee dei territori occupati dai tedeschi, si intensificava l’azione dei patrioti. 
A pochi chilometri da Firenze, a Fiesole, il vice brigadiere dei Carabinieri Giuseppe Amico, comandante della Stazione, era il capo della Resistenza locale: guidava una delle otto squadre d’azione di una brigata impegnate nella zona Marte-San Domenico, di cui faceva parte Fiesole. Con lui operavano i carabinieri Vittorio Marandola, Fulvio Sbarretti, Alberto La Rocca, Pasquale Ciofini e Sebastiano Pandolfo. La Stazione dell’Arma svolgeva nell’area di Fiesole una intensa azione di guerriglia con una continua attività informativa e di collegamento, assicurava la copertura dei patrioti operanti e nascondeva gli ex prigionieri alleati.

I tre carabinieri si presentano al comando tedesco di Fiesole (illustrazione dell’epoca)Il 27 luglio, mediante una comunicazione radio clandestina in codice, al vice brigadiere Amico fu preannunciato l’arrivo di un plico con ordini operativi a mezzo di una staffetta, la quale avrebbe portato con sé un altro messaggio da consegnare al Comando della Brigata partigiana Rosselli numero 2. I carabinieri della Stazione di Fiesole avrebbero dovuto assicurare una adeguata copertura alla staffetta per farla proseguire verso la frazione di San Clemente, dove un partigiano avrebbe rilevato il secondo documento per portarlo a Monte Giovi, sede del Comando della Brigata. La sera del 28 luglio la staffetta giunse alla Stazione Carabinieri di Fiesole. Si trattava del partigiano Rolando Lunari, di 19 anni, noto col nome di battaglia Bomba. Consegnato il messaggio al vice brigadiere Amico, il giorno successivo si rimise in marcia, accompagnato dai carabinieri Pandolfo, Sbarretti e Ciofini. Davanti alla chiesa di San Clemente, Pandolfo e Lunari furono intercettati da una pattuglia della Wehrmacht che, dopo averli feriti, li catturò, nonostante il tentativo di Sbarretti e Ciofini di porli in salvo. Il 30 luglio, alle prime luci dell’alba, otto SS imboccarono la strada che dalla fattoria, passando per la chiesa di San Martino l’Opaco, conduce al Bosco Nuovo di Masseto. In mezzo a loro procedeva il carabiniere Pandolfo. Poco dopo Pandolfo fu giustiziato. Il giorno successivo la stessa sorte toccò a Lunari. 

Il vice brigadiere Amico fu convocato a Villa Martini, sede del Comando nazista retto del tenente Hans Hiesserich. Alle contestazioni dell’ufficiale tedesco, il vice brigadiere Amico sostenne di non sapere nulla dell’attività partigiana del carabiniere Pandolfo, asserendo che il militare si era arbitrariamente allontanato dal reparto qualche giorno prima. Nel frattempo, i tedeschi erano impegnati nella battaglia di Firenze. Nell’intento di allentare la pressione del fronte clandestino, il 5 agosto il tenente Hiesserich avviò un piano di deportazioni. Il vice brigadiere Amico ebbe sentore che i tedeschi stessero per procedere all’arresto del carabiniere Ciofini, sospettato di aver preso parte al conflitto a fuoco nei pressi della chiesa di San Clemente. Il sottufficiale allontanò immediatamente il militare dal reparto inviandolo alle unità clandestine di Firenze. Qui il carabiniere Ciofini continuò ad adoperarsi attivamente nella lotta partigiana. Ma il 6 agosto i nazisti arrestarono lo stesso vice brigadiere Amico conducendolo, con gli altri civili, al Passo del Giogo, sulla Linea gotica. Lo stato di emergenza fu proclamato dappertutto. A Fiesole un bando del Comando germanico ordinò l’immediata presentazione di tutti gli uomini dai 17 ai 45 anni. La pena per i renitenti era la fucilazione immediata. Quelli che si presentarono furono destinati allo scavo di trincee. Ma tanti altri preferirono nascondersi o fuggire, disperdendosi nella valle del Mugnone nel tentativo di raggiungere il fronte o di unirsi ai combattenti partigiani. I carabinieri, dal canto loro, malgrado l’arresto del vice brigadiere Amico, continuarono a svolgere regolare servizio, non trascurando la loro attività clandestina.

Il 10 agosto, fra i civili che si erano presentati alcuni giorni prima, i nazisti ne scelsero a caso dieci che furono rinchiusi in un sottoscala di un albergo dove aveva sede un posto di blocco nazista. Sui muri delle case i tedeschi affissero un altro bando, con il quale si annunciava alla popolazione che i dieci prigionieri sarebbero stati passati per le armi nel caso in cui si fossero verificati attentati. 
Dal passo del Giogo, intanto, il vice brigadiere Amico riuscì a fuggire e a congiungersi con i partigiani della divisione Giustizia e Libertà. I carabinieri Marandola, Sbarretti e La Rocca si dettero alla macchia per partecipare alla lotta partigiana. Quando il tenente Hiesserich venne a sapere della loro scomparsa, annunciò che i dieci ostaggi sarebbero stati giustiziati. I tre carabinieri si presentarono spontaneamente al Comando tedesco (come aveva fatto qualche mese prima Salvo D’Acquisto). E affrontarono la morte, il 12 agosto 1944.