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Le giornata di Napoli

Il capitano dei Carabinieri Antonio Penna guida un gruppo di insorti durante le Quattro giornate di Napoli.I carabinieri parteciparono in prima fila (si potrebbe dire persino che la guidarono) all’insurrezione di Napoli contro gli occupanti tedeschi. Le stazioni dell’Arma rifornirono la gente in lotta di armi e munizioni. Erano le stesse armi che i carabinieri avevano rastrellato e occultato dopo l’armistizio in contrapposizione alle tassative disposizioni dei comandi germanici che ne pretendevano la consegna. Tutti i comandi dell’Arma, in perfetta intesa con la popolazione, attivarono le operazioni contro i tedeschi ed alimentarono la lotta attraverso capillari rifornimenti nei rioni, nei quartieri e nelle borgate. L’azione dei valorosi ufficiali e sottufficiali comandanti di reparto, coordinata ai livelli superiori, fu decisiva per l’esito dell’insurrezione. Il comando della Legione svolse intensissima attività di organizzazione dei reparti per la lotta e costituì vari centri di resistenza contro i tedeschi. In questa delicata fase organizzativa, assai efficace fu l’azione del maggiore Mario Cattaneo, al quale sarà conferito l’encomio solenne per aver dato «prove concrete di capacità organizzativa, di elevato senso del dovere, di non comune energia». Molti ufficiali e militi dell’Arma si meritarono onorificenze al valor militare per il contributo dato alla lotta di liberazione partenopea. Filippo Caruso scrisse all’epoca: «I carabinieri di Napoli hanno mescolato il loro sangue con quello dei fratelli in armi e molti, avvinti nello stesso anelito di libertà e di indipendenza, sono caduti sulla stessa barricata».

La Resistenza in Campania era iniziata immediatamente dopo l’armistizio. Il 12 settembre i tedeschi attaccarono la Stazione Carabinieri di Napoli-Porto. I 14 carabinieri che si trovavano all’interno di essa reagirono al fuoco. Rimasti alla fine senza munizioni, furono catturati e trasportati a Teverola (in provincia di Caserta), dove furono fucilati il giorno seguente.