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Il tributo di sangue dell'Arma

Gli ufficiali del Comando Carabinieri Italia Meridionale, costituito a Bari nel settembre 1943Nella lotta partigiana e nelle azioni di rappresaglia naziste l’Arma ebbe 2.735 caduti e 6.521 feriti. Fra le vittime, vanno ricordati almeno i dodici militi martiri delle Fosse Ardeatine, trucidati assieme ad altri 323 ostaggi il 24 marzo 1944 dalle SS di Kappler; i tre carabinieri consegnatisi a Fiesole in cambio della liberazione degli ostaggi civili e fucilati il 12 agosto 1944; il tenente Luigi Giarnieri, impiccato dai nazisti a Crespano del Grappa il 24 settembre 1944.

«Dopo l’8 settembre», sottolinea Gianni Oliva (Storia dei Carabinieri dal 1814 a oggi) «non esiste più una storia omogenea per tutti i reparti dei carabinieri (così come, in generale, non c’è più un’unica storia nazionale), ma esistono vicende diverse, legate alla situazione territoriale, all’iniziativa dei singoli ufficiali o dei singoli militari, ai rapporti con le forze antifasciste: l’ordine di Cerica di “restare al proprio posto” è un’indicazione di principio, che nella realtà dei fatti doveva essere volta per volta ridefinita in rapporto alle emergenze in mezzo a cui i carabinieri operavano».

Gli uomini in servizio nelle zone meridionali liberate dagli Alleati conservarono la loro struttura ordinativa e i loro compiti tradizionali. Il 12 settembre 1943 il colonnello Romano Dalla Chiesa, comandante della legione di Bari, costituì in quella sede il Comando Carabinieri Italia meridionale, che comprendeva i reparti dell’Arma della Puglia, della Calabria, della Basilicata. Il 15 novembre successivo la denominazione fu trasformata in Comando Carabinieri Italia liberata, con giurisdizione estesa a Sicilia e Sardegna e la nomina a comandante del generale Giuseppe Pièche (mentre il colonnello Dalla Chiesa divenne capo di Stato Maggiore). L’utilizzazione dei carabinieri per i servizi di sicurezza ordinari nel regno del Sud fu decisa dalle autorità di occupazione, e motivata con l’affidabilità politica dell’Arma, come lo stesso ministro degli Esteri inglese, Sir Anthony Eden, dichiarò il 22 settembre 1943 alla Camera dei Comuni rispondendo a un’interrogazione parlamentare: «Perché usiamo i carabinieri? La Camera sa che essi non sono un’organizzazione di tradizione esclusivamente fascista. Al contrario, essi esistevano in Italia molto tempo prima del regime fascista. L’organizzazione cattiva, l’organizzazione che noi possiamo chiamare sinistra nella sua influenza, che corrisponde alla Gestapo, è l’Ovra, la polizia segreta che Mussolini e i fascisti usavano impiegare. Questa organizzazione è stata completamente spezzata e distrutta in Italia e con essa l’organizzazione del partito fascista e tutti i membri dell’Ovra e tutti gli ufficiali politici fascisti in Sicilia sono stati arrestati, sebbene molti di essi siano fuggiti prima di venire arrestati».

Giuseppe Di Stefano, Il 10 settembre 1943, alla Stazione centrale di Milano, una pattuglia di carabinieri fa prigionieri 60 tedeschiOliva ricorda che «accanto ai militari impegnati nel servizio di polizia ordinaria, il generale Pièche e il colonnello Dalla Chiesa riorganizzarono unità operative destinate a cooperare con le forze del Corpo italiano di liberazione (Cil). Oltre a due sezioni (con un organico di oltre 300 uomini), inquadrate dapprima nella V Armata americana, quindi assegnate al Cil, venne costituito il Contingente R, uno speciale reparto con il compito di partecipare a fianco degli Alleati alla battaglia per la liberazione della capitale e di ripristinare la linea dei comandi territoriali dell’Arma nei territori liberati». Composto inizialmente da 33 ufficiali, 190 sottufficiali e 1.606 carabinieri (il numero complessivo aumentò progressivamente fino a raggiungere le 2.300 unità), il Contingente R fu impiegato a Napoli, a Caserta e in varie località della Campania, e successivamente nella liberazione di Roma, dove operò in collegamento con il Fronte clandestino di resistenza dei carabinieri del generale Filippo Caruso. Il Fronte era noto anche come Organizzazione Caruso o Banda Caruso. Il 23 settembre 1943 fu costituito il Fronte militare clandestino, con l’intento di organizzare la Resistenza da parte dei militari appartenenti alle varie Armi dell’Esercito italiano, agli ordini del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo. La Banda Caruso operò attivamente, non solo a Roma ma anche nell’Italia centrale, in collegamento con bande partigiane di varie regioni. Composta da una forza di circa 6.000 uomini, era articolata in due formazioni: il raggruppamento territoriale, che organizzava e svolgeva l’attività informativa sui movimenti nemici; il raggruppamento mobile, costituito da piccole squadre che mettevano a segno operazioni di guerriglia e sabotaggio. Nel maggio 1944 Caruso fu arrestato, e torturato dalle SS, ma pochi giorni dopo riuscì a fuggire, riprendendo il comando dell’organizzazione clandestina fino alla Liberazione.