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L'abdicazione

L’atto di abdicazione firmato il 13 marzo 1821 da Vittorio Emanuele IL’atto di abdicazione firmato il 13 marzo 1821 da Vittorio Emanuele I

All'alba del 13 marzo 1821, Vittorio Emanuele I, «per grazia di Dio, re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, duca di Savoja e di Genova, principe di Piemonte», eccetera eccetera, firmò l'atto di abdicazione. «Tra le disastrose vicende per le quali si è andata consumando gran parte della Nostra vita passata, e per cui sono venuti via via mancando la fermezza, e il vigore della Nostra salute, più volte Ci siamo consigliati a dismettere le ardue cure del Regno». Dopo questa premessa, il re sottolinea la «crescente difficoltà de' tempi, e delle cose pubbliche» e «il Nostro sempre costante desiderio di provvedere per tutto ciò che possa essere del meglio de' Nostri amati Popoli». Di qui la decisione di nominare reggente «il Principe Carlo Amedeo Alberto di Savoja, Principe di Carignano, Nostro amatissimo Cugino, conferendogli perciò ogni Nostra autorità, per l'efficacia di questa stessa Nostra elezione, e nomina di Sua persona». 
Il documento trae così le conclusioni: «E con questo stesso atto, di Nostra Regia e libera volontà, e avuto il parere del Nostro Consiglio, Ci facciamo poscia a dichiarare; Che dal dì 13 marzo corrente rinunciamo irrevocabilmente alla Corona, e così all'esercizio, e ad ogni ragione di Sovranità a Noi competenti, tanto sugli Stati da Noi attualmente posseduti, quanto su quelli, di cui per ragion di trattati, o altrimenti Ci potesse spettare diritto di successione». Nell'atto di abdicazione non viene nominato Carlo Felice, in quanto, come primo nei diritti di successione, sarebbe salito automaticamente sul trono, al rientro a Torino. Vittorio Emanuele mise per scritto anche alcune disposizioni riguardanti i diritti dei suoi familiari.