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La campagna di Grecia

il generale Visconti Prasca, comandante delle truppe in Albania, passa in rassegna un reparto di carabinieri il 5 giugno 1940, giorno della festa dell’ArmaLa campagna di Grecia fu il vero battesimo del fuoco per i Carabinieri in guerra. Le dieci divisioni comandate dal generale Visconti-Prasca si scontrarono ben presto contro le munite difese apprestate dal generale Alexandros Papagos lungo l’asperrima catena del Pindo. Dopo appena un mese l’offensiva italiana fu frustrata da duri contrattacchi di soldati greci, maestri nell’uso del mortaio e nell’assalto di fanteria, fierissimi nella difesa della loro antica patria e disgustati per l’attacco da parte di un popolo considerato confratello.

Tra il novembre e il dicembre 1940 i greci attaccarono con successo la posizione chiave di Koritza e respinsero gli italiani in Albania con gravi perdite di uomini e materiali. L’inverno 1940-41 vide una disperata difesa della linea Valona-Tepelino-Lago di Ocrida. La campagna di Grecia viene generalmente ricordata per le imprese degli alpini, in particolare quelli della divisione Julia, ma accanto a loro vi furono anche i carabinieri del 3° Battaglione. I seicento uomini del reparto furono accolti a Durazzo e a Tirana da un violento bombardamento della Raf (Royal Air Force). Il 19 novembre furono schierati con il 9° Reggimento Alpini sulla linea a cavallo della strada Premeti-Perati. All’avvento del nemico i carabinieri comandati dal tenente colonnello Giuseppe Contadini risposero all’attacco e non si ritirarono nemmeno quando la pressione avversaria divenne quasi insostenibile. I militi fecero piovere dozzine di micidiali bombe a mano e solo il cedimento di un altro settore li obbligò ad arretrare. Una loro compagnia ebbe il difficile incarico di coprire la ritirata e guadò il fiume Sarandaporos dopo che i genieri italiani ebbero fatto saltare il ponte di Perati.

Carabinieri in marcia di trasferimento sul fronte grecoalbanese. Sotto: l’assalto del Terzo Battaglione Carabinieri mobilitato alla quota 287 di Klisura, in AlbaniaNel settore di Premeti, presso il comando della Julia, il Battaglione agì come forza di pronto intervento nei settori più minacciati. Il 16 dicembre, presso il delicato settore di Klisura, la Seconda Compagnia difese con le unghie e con i denti la quota 1.117 di Shesh Mal. Costretti nuovamente alla ritirata, i carabinieri cercarono di fermare i greci lungo la mulattiera per Klisura. Accerchiati, essi lanciarono un violento contrattacco. Vinsero la battaglia, nella quale morì il loro comandante, tenente Maggio Ronchey (Medaglia d’oro), e persero la vita un quinto degli effettivi. Per tutto dicembre e gennaio l’esistenza del 3° Battaglione si sgranò in un doloroso rosario di sofferte resistenze e tremendi assalti in una zona i cui nomi resteranno impressi nelle menti dei superstiti: Chiarista, Fratarit, quota 287 a Kli­sura. Le loro gesta furono ricompensate con una Medaglia di bronzo alla bandiera dell’Arma.

Nel settore greco-albanese erano presenti 106 ufficiali dell’Arma, 280 sottufficiali e 5.800 militari a piedi, più 97 uomini dello squadrone a cavallo. Oltre al 3° Battaglione Mobilitato ve ne erano altri nove, tutti impiegati a fondo sia nei combattimenti intorno a Monastir sia nel mantenimento della sicurezza contro il numero crescente di bande partigiane che operavano nella zona del Kossovo e di Scutari, oltre che nella difesa del passo Logorà o di altri punti critici del fronte greco e nel servizio di polizia.

La disgraziata campagna ebbe un sussulto in marzo con un tentativo di offensiva italiana che costò molto sangue ma ebbe risultati militari decisamente scarsi. Soltanto l’intervento della Wermacht consentì, in appena un mese, di piegare la resistenza greca.