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L’impegno dell’Arma sui fronti di guerra

In Francia, pochi giorni dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale; poi in Grecia; e poi ancora nell’Africa Settentrionale e in quella Orientale. Come sempre all’Arma toccarono i servizi di polizia e di intelligence, ma i suoi uomini furono anche impegnati duramente negli scontri a fuoco. E, come a Culqualber, si coprirono di gloria

le uniformi dei Carabinieri dalle origini alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Sulla sinistra si trovano le più antiche, all’estrema destra quelle impiegate nell’Africa Orientale

Alle operazioni belliche della Seconda guerra mondiale l’Arma partecipò in modo massiccio, mobilitando trentasei battaglioni, un battaglione paracadutisti, uno squadrone a cavallo, un gruppo autonomo, 19 compagnie autonome, un nucleo per le tradotte, 410 sezioni (miste, alpine, per l’aeronautica, celeri e motorizzate), nuclei presso i vari uffici postali, nonché distaccamenti presso i gruppi di armate, le armate, i corpi d’armata, le intendenze, le basi navali e aeree, le divisioni e le brigate.
 
Mentone dopo l’occupazione della cittadina francese di frontiera da parte delle truppe italiane«Le nostre prime operazioni belliche», racconta Giorgio Maiocchi (Carabinieri, due secoli di Storia italiana), «si svilupparono, se non altro per ragioni di contiguità territoriali, contro la Francia. Era una Francia che, pur mantenendo intatta la sua forza difensiva sull’arco alpino, era ormai disfatta sotto l’attacco tedesco. L’imminenza del suo crollo definitivo condizionò le nostre operazioni sul “fronte occidentale”, di volta in volta frenandole e spronandole. Dal 21 al 24 giugno, i giorni della “battaglia delle Alpi”, i carabinieri si prodigarono in mille modi: nel servizio di polizia, in quello di scorta, in quello di sicurezza nelle retrovie, in quello informativo (un reggimento mobilitato, che era in costituzione a Torino, non ebbe tempo di partecipare alla battaglia). Le truppe della 4a Armata, dislocate tra il Monte Grànero e il Monte Bianco, riuscirono, tuttavia, fin dal 21 giugno, ad infiltrarsi nel munitissimo schieramento nemico, superando l’accanita difesa francese e l’interdizione delle potenti fortificazioni. Veniva sorpassato il forte delle Traversette, erano occupati i primi villaggi della valle dell’Isère, e qualche altro progresso era compiuto lungo l’Arc e nei settori del Monginevro e del Pellice. Nei successivi giorni 22, 23 e 24 giugno, veniva attaccata la zona fortificata di Brianon, poi le sistemazioni nemiche della Tête dure e le difese dell’Authion. Venivano raggiunte le località di Bésans, Lansleville, Lansleburg e Bramans in Val Maurienne. Il forte Chanaillet era conquistato, occupata Ladipleville, fra Ubaye e Durance, e la posizione di Le Pilon, presso Mentone. La 7a Armata, inseritasi tra la 4a e la 1a, assumeva i settori del Monginevro e del Germanasca-Pellice. Erano raggiunte e sorpassate le opere del settore di Bardonecchia e completato l’aggiramento della conca di Abies, dell’opera di Pierre Ponteu e del complesso difensivo di Cap Martin. Ma a questo punto le nostre operazioni venivano sospese, in seguito alla domanda di armistizio, da parte della Francia, così alla Germania come all’Italia. L’armistizio sarebbe entrato in vigore il 25 giugno».