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La forza della tradizione

copertina della rivista Fiamme d’argento (1928)Tre anni dopo (nel 1925), il Corpo di polizia fu ricostituito. Nel territorio il contrasto tra istituzioni e regime si manifestò ripetutamente, giungendo anche a contrapposizioni aperte. Nondimeno, Mussolini tentò di evitare che i maggiorenti periferici del Partito fascista prendessero il sopravvento sulle istituzioni dello Stato. La circolare del 1927 con la quale si riaffermava la supremazia dei prefetti su tutte le altre autorità provinciali segnalava la volontà del capo del governo di non menomare l’autorità di una burocrazia statale che si stava dimostrando capace di dirigere l’amministrazione dello Stato nelle province e di garantire il mantenimento dell’ordine.

I Carabinieri continuarono a svolgere il loro ruolo, ottenendo grandi risultati contro la criminalità comune e quella organizzata. «Era sicuramente», osserva Oliva, «anche a questo attivismo che si riferiva Mussolini quando, con il suo stile rozzo e le sue teorizzazioni approssimative ma retoricamente efficaci, affermava: “Signori, è tempo di dire che le forze di polizia vanno non soltanto rispettate, ma onorate. Signori: è tempo di dire che l’uomo, prima di sentire il bisogno della cultura, ha sentito il bisogno dell’ordine. In un certo senso, si può dire che il poliziotto ha preceduto nella storia il professore, perché se non c’è un braccio armato di salutari manette le leggi restano lettera morta e vile”. Lo zelo operativo dei carabinieri, tuttavia, era la conseguenza di una tradizione storica radicata di dipendenza dall’esecutivo piuttosto che l’indizio di una fascistizzazione del corpo. Anche se molti ufficiali e uomini di truppa aderirono con piena convinzione al Regime, gli stretti legami con la monarchia e lo spirito di corpo maturato in una storia più che centenaria conservarono ai carabinieri una certa autonomia, come osservava nel secondo dopoguerra un alto funzionario della direzione generale di P.S., Guido Leto: “L’Arma dei Carabinieri, fortissima per coesione interna, a differenza della Polizia, nei confronti della gemella istituzione ha costantemente seguito una politica di un certo distacco, molto somigliante a un’autentica superiorità”. Da questo punto di vista, “il Ventennio rappresentò la grande rivincita della Pubblica Sicurezza, prima d’allora considerata strumento subalterno rispetto ai Carabinieri, e diventata invece il principale organismo di polizia del Regime”». Una sorta di riconoscimento a posteriori.