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La prudenza di Giolitti

cartolina che celebra la nascita della Legione Carabinieri Reali di TrentoNel settembre 1920, quando l’occupazione delle fabbriche portò al culmine della crisi, Giovanni Giolitti ritenne di non poter affrontare il movimento con la repressione armata e si orientò verso una linea di prudenza e di attesa, in sintonia con la politica dei suoi governi d’anteguerra («Se noi fossimo ricorsi alla forza», affermò in Parlamento per giustificare la sua azione, «se avessimo adoperato l’esercito, i carabinieri, le guardie regie contro i 500mila operai, mi sanno dire i critici a quali condizioni avrei condotto il Paese?»).

«È significativo osservare», sottolinea ancora Oliva, «come, in questa circostanza, le disposizioni dei prefetti sottintendessero la preoccupazione per un’attitudine al fuoco da parte delle forze di polizia che, fino ad allora, era stata sollecitata dalla stessa autorità. In una lettera inviata dal prefetto di Milano Alfredo Lusignoli il 5 settembre, ai comandanti della Legione Carabinieri e della guardia regia di Milano si diceva infatti: “La situazione creata dalla occupazione degli stabilimenti è di una delicatezza eccezionale. Un incidente qualsiasi determinato da avventatezza o da impulsività di un agente potrebbe cagionare ripercussioni e compromettere la tranquillità del Paese. Non si deve trascendere nell’uso delle armi se non per ordine dei superiori nei casi di estrema necessità per la difesa della propria o dell’altrui esistenza. Non deve verificarsi effusione di sangue, e qualora tragici episodi accadessero, saranno tenuti a darne conto non solo gli autori materiali, ma anche coloro ai quali potesse risalire una qualsiasi responsabilità indiretta e morale”. Stretti fra indicazioni operative contraddittorie, i carabinieri assolvevano così a un ruolo di difesa dell’ordine costituito tanto più oneroso in quanto gli equilibri politici del Paese erano sul punto di crollare e la vecchia classe dirigente, alla quale obbedivano, stava per essere cambiata. Ne derivava una posizione difficile, per certi aspetti, ambigua, destinata a complicarsi nel 1921 e nel 1922 di fronte al diffondersi dell’eversione fascista».