Menu
Mostra menu

I battaglioni mobili

Proprio allo scopo di fronteggiare il dilagare della violenza, con il Regio Decreto n. 1.802 del 2 ottobre 1919, furono istituiti diciotto Battaglioni mobili autonomi Carabinieri «per concorrere con le Legioni territoriali della stessa Arma nei servizi di ordine pubblico e di pubblica sicurezza». Il decreto precisava che «qualora le esigenze lo richiedano, in taluno dei Battaglioni una o più Compagnie potranno essere costituite con militari dell’Arma a cavallo» e sanciva che «i Battaglioni mobili saranno formati in linea normale con carabinieri ausiliari, comandati da ufficiali, sottufficiali ed appuntati dell’Arma dei Carabinieri, ed avranno in aggregazione il numero di meccanici e conducenti necessari per gli automezzi».

cartolina che celebra la costituzione della Legione Territoriale Carabinieri Reali di TriesteI diciotto Battaglioni mobili autonomi furono dislocati a Torino (due), Alessandria, Genova, Milano (due), Verona, Firenze, Bologna, Ancona, Roma (tre), Napoli (due), Bari, Palermo e Catania. Venne inoltre stabilito che essi fossero ripartiti in quattro Compagnie (delle quali tre a piedi e una ciclisti, con una o due Sezioni mitragliatrici) e che prendessero il nome della città loro sede, distinguendoli con numero progressivo nel caso di più Battaglioni residenti nella stessa città. Nel 1922, con il Regio decreto n. 1860 (datato 31 dicembre), i Battaglioni mobili furono ridotti a dodici. Il 30 dicembre 1923 furono soppressi. Una volta salito al potere, Mussolini prese alcune misure per mettere in ombra il ruolo dell’Arma dei Carabinieri (della quali poco si fidava a causa della sua fedeltà al potere monarchico) istituendo una Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e inserendo figure di provata fede nel Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza. Impose, inoltre, lo scioglimento dei Battaglioni mobili (1923) e, nel tempo, una diversa distribuzione delle competenze: accrescendo la consistenza di Milizia e Polizia nelle città, relegò sempre più i Carabinieri nelle zone rurali. 

Un riepilogo delle principali operazioni di ordine pubblico compiute dai Carabinieri fra il 1919 e il 1922 lo si può trovare nel volume Il Carabiniere nella storia italiana (di Arnaldo Grilli e Antonio Picci): «Nel 1919 si ebbero gravi disordini a Novara, Milano, Brescia, Roma, Piombino, Viareggio, Cosenza e Venezia, ove si verificarono anche incidenti fra militari italiani e francesi. In varie località della Puglia vi furono scioperi ferroviari e gravi agitazioni. In Piemonte aggressioni a militari, comizi e violente dimostrazioni. (...) Ad Ancona un battaglione bersaglieri si ammutinò nella caserma Villarey, sgomberata poi da un battaglione carabinieri. Nel 1921 nuova sommossa popolare a Castellammare di Stabia e in vari comuni della Campania con occupazione di sedi municipali e conflitti a fuoco durante i quali, vittima del dovere, cadde il maresciallo Clemente Carlino. Nel frattempo si affermava il fascismo e avevano inizio, quasi ovunque, scontri anche a fuoco tra le squadre fasciste e formazioni dei partiti di estrema sinistra, mentre si intensificavano gli scioperi. Episodi particolarmente gravi si registrarono ad Ancona, nelle maggiori città della Toscana, a Roma, in molte località della Campania, a Bari e in Sicilia. Per atti di valore individuale furono concesse 2 Medaglie d’oro, 55 d’argento e 62 di bronzo al valor militare, nonché centinaia di encomi solenni».