Menu
Mostra menu

Operazione sul fronte interno

vignetta apparsa su un settimanale francese dopo l’arrivo sul fronte italiano delle truppe franco-inglesiDai primi di dicembre del 1917 tutti i servizi dell’Arma nella zona di guerra passarono alle dipendenze di un ricostituito Comando superiore carabinieri presso lo stesso Comando supremo. In data 23 novembre, il generale Andrea Graziani, ispettore per il movimento di sgombero presso lo stesso Comando supremo, scrisse: «Con animo grato e con riconoscenza di generale italiano, segnalo l’opera di sublime sacrificio compiuto, con la più illuminata religione del dovere, dai numerosi reparti e comandi dell’Arma che operano dal fronte di battaglia alla zona di Monselice, Colli Euganei, fiume Brenta, nel difficile periodo in cui gli sbandati della 2a Armata ripiegavano verso l’interno».

L’opera dei carabinieri fu efficacissima anche sul fronte interno. «La popolazione, duramente provata dai disagi della guerra, seppe resistere non meno che i reparti al fronte», scrive Giorgio Maiocchi (Carabinieri. Due secoli di storia italiana): «Se anche non mancarono gli episodi di insofferenza, gravissimi nel 1917 a Torino, l’Italia non lamentò se non in scarsa misura i movimenti interni di protesta e gli ammutinamenti sulla linea del fuoco che, per esempio, erano scoppiati in Francia (non si dimentichi che intanto in Russia si era prodotta la rivoluzione, che lasciava adito alla grande speranza di una pace immediata). Solo tenendo conto della vastità e della durata del conflitto ci si rende ragione di queste cifre, relative all’intero periodo bellico: 719 conflitti a fuoco con renitenti o disertori (ne furono arrestati 93.532) in cui caddero 22 carabinieri e 189 restarono feriti».

Nel giugno 1918 il comando austro-ungarico decise la grande offensiva che prevedeva l’attacco su due direttrici: una tra l’Altopiano e il Grappa con le forze del maresciallo Conrad, l’altra sul Piave con le forze del maresciallo Boroevic. La parola d’ordine era: Nach Mailand! (Verso Milano). L’attacco di Conrad si chiamò Operazione Radetzky, quello di Boroevic Operazione Albrecht, a ricordo dei due generali che avevano sconfitto gli italiani nel 1848 e nel 1866, mentre l’attacco preliminare, che si decise di compiere sul passo del Tonale e sulla Valcamonica, fu battezzato Operazione Valanga. Lungo il fronte furono schierate 58 divisioni, con 5mila cannoni. Gli italiani disponevano di 57 divisioni (di cui 5 franco-britanniche e una cecoslovacca). Diciannove divisioni costituivano la riserva.

Achille Beltrame, Gli eroi meno noti dei nostri campi di battaglia. Il carabiniere (Domenica del Corriere, 20 gennaio 1918)All’alba del 12 giugno scattò la “Valanga”. L’artiglieria nemica aprì il fuoco sulle nostre posizioni del Tonale; il giorno dopo gli austriaci partirono all’attacco, riuscendo a conseguire qualche risultato, ma prima di sera furono sanguinosamente buttati indietro. Alle 3 del 15 giugno, i cannoni austriaci cominciarono a sparare sull’Altopiano e sul Grappa. Essi furono preceduti dalle batterie della 6a Armata italiana e dai grossi calibri dei Corpi d’Armata inglese e francese. Fu sotto un uragano di fuoco che, verso le 9, nove divisioni austro-ungariche uscirono dalle trincee e sferrarono l’attacco. La battaglia fu terribile, le nostre linee non cedettero. Il Grappa, investito pesantemente, resistette concedendo magri progressi agli attacchi. Poi toccò a Boroevic. Alle 3 di notte scatenò il fuoco, mentre i genieri austriaci (lottando con la corrente impetuosa del Piave) gettavano i primi ponti, sui quali si lanciarono i reparti destinati all’assalto. Quando l’artiglieria italiana cominciò a sparare, la prima ondata austriaca aveva già superato il Piave, e investito le linee di difesa sul Montello. Travolti gli avamposti italiani, gli attacchi avanzarono sulle macchie del Montello, prendendo alle spalle le nostre posizioni, catturando molte migliaia di prigionieri e diverse batterie. Almeno un terzo del Montello era già in mano austriaca, quando partì timidamente la reazione italiana. Si combatté a Casa Serena, a Bavaria, a Nervesa. A Nervesa una sezione di carabinieri si batté in prima linea, lasciando numerosi caduti. Ma un po’ dappertutto gli uomini dell’Arma dovettero fronteggiare il nemico, che sbucava da ogni parte. Quello fu un momento decisivo per le sorti della guerra e i carabinieri si fecero onore. Il bollettino di guerra del 25 giugno 1918 fece menzione dei meriti acquisiti sul campo: “Saldi al loro posto di dovere nell’infuriare della battaglia, i carabinieri diedero prova di grande valore”.

Achille Beltrame: L’eroica impresa di VedutiFu sul Montello, una volta arginato l’ultimo sforzo nemico, che prese corpo la controffensiva italiana, a partire dal 19 giugno. Già l’indomani l’esercito austriaco, in ritirata, riattraversò il Piave. Per la battaglia del Piave furono encomiati solennemente tutti i reparti carabinieri della 3a Armata, alcuni più volte. Il medesimo riconoscimento fu attribuito alla 58a, alla 68a e alla 151a sezione, nonché al 215°, 287° e 303°  plotone della 2a Armata. Il comando della 3a Armata, a riconoscimento di particolari meriti, encomiò singolarmente, con motivazioni fulgidissime, la 82a, la 83a, la 110a e la 125a sezione carabinieri, unitamente ai plotoni 302°, 336°, 220°, 253°, 300°, 323°. Ma alla battaglia del Piave parteciparono con loro forze anche la 4a e la 6a Armata, e quindi i reparti carabinieri di quelle grandi unità: 38 sezioni e 41 plotoni in tutto; anch’essi meritarono ed ebbero encomi solenni collettivi.