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L'offensiva finale

Paolo Bulgarini, Francesco Passaro, Alfonso Lipartiti e Pietro Dal Pozzo. Furono i quattro carabinieri ciclisti arrivati a Trento liberata con le prime pattuglie della 32a Divisione della 2a Armata

Il 24 ottobre 1918, alle 5 del mattino,  «un intenso fuoco di preparazione dell’artiglieria», racconta ancora il generale Ferrara, «diede inizio alla nostra offensiva. Le condizioni atmosferiche la resero di difficile attuazione: il progettato gittamento di numerosi ponti sul Piave venne realizzato sotto una pioggia torrenziale che aveva fatto crescere minacciosamente le acque del fiume. Dalla sponda opposta gli austriaci opponevano una resistenza tenacissima, col tiro delle artiglierie che demoliva implacabilmente ponti e passerelle. Per due giorni il corso d’acqua venne conteso con pari animosità. Infine alcuni nostri reparti riuscirono a superarlo. Il 29 la resistenza nemica crollò e allora tutte le unità delle nostre Armate, dalla 1a, protesa verso il Trentino, alla 3a, schierata da Nervesa a Cortellazzo, sull’Adriatico, dilagarono in ogni direzione inseguendo il nemico in fuga. La battaglia prese il nome di Vittorio Veneto essendo questa città il punto in cui venne operata la frattura delle armate nemiche e donde la manovra di aggiramento prese consistenza, causando il crollo dello schema difensivo avversario. Il 3 novembre il Tricolore sventolava sul castello del Buon Consiglio di Trento, ove giungevano tra i primi dei reparti di Carabinieri ciclisti. Contemporaneamente un corpo di spedizione sbarcava a Trieste. La guerra era finita». Il 3 novembre uno squadrone di carabinieri a cavallo rese gli onori alle delegazioni italiana e austriaca che firmarono l’armistizio nella villa Giusti, nei pressi di Padova.