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I carabinieri in cielo

il corazziere Italo Luigi Urbinati fotografato accanto al biplano Caproni, con il quale combatté nella Grande Guerra. Urbinati fu decorato di Medaglia d’argento al valor militare.

Al momento dell’entrata in guerra, l’Italia disponeva di mezzi aeronautici assolutamente insufficienti: 5 dirigibili, 12 squadriglie di aeroplani (30 Bleriot, 20 Nieuport, 8 Farman). Questo consentì al nemico, nei primi mesi, una netta superiorità nel settore aeronautico. «Soltanto in campo tattico», sottolinea il generale Ferrara, «con un razionale impiego degli scarsi mezzi disponibili, riuscimmo a conseguire degli apprezzabili successi, grazie soprattutto al valore dei piloti, tra i quali eccelsero i militari provenienti dall’Arma dei Carabinieri». Un anno dopo l’entrata in guerra, le squadriglie erano salite a 30. Erano stati costruiti in Italia 279 apparecchi, che diventarono 1.195 alla fine del 1916. La conquista di Gorizia fu aiutata dall’attività degli aeroplani, che fornirono dati indispensabili con rilievi fotografici del terreno di scontro. Nel 1917 il rapporto di forze in cielo si ribaltò a vantaggio della nostra Aeronautica rispetto a quella austro-ungarica. L’aviazione divenne popolare anche in virtù del volo su Vienna, il 9 agosto 1918, di Gabriele D’Annunzio, al comando di una squadriglia di 12 aerei che lanciò sulla capitale austriaca 400mila volantini che invitavano il nemico alla resa. Nella battaglia di Vittorio Veneto (che pose fine alla guerra) la nostra aviazione abbatté 109 aerei austriaci, perdendone soltanto 9. I piloti dell’Arma furono 173 (ufficiali, sottufficiali e carabinieri). Ecco i nomi di quelli che firmarono imprese memorabili.

François Flameng, Una pattuglia di caccia SPAD in ricognizione sulle linee nemicheIl brigadiere Albino Mocellin effettuò numerose operazioni di ricognizione. Il 12 ottobre 1916, impegnato in un bombardamento nella zona di Kavaje, fu abbattuto da un aereo nemico. Alla sua memoria fu concessa la Medaglia d’argento al valor militare. Il corazziere Italo Luigi Urbinati effettuò diversi bombardamenti notturni sugli obiettivi militari di Pola. Il 2 novembre 1917, impegnato in una missione contro un accampamento nemico a Motta di Livenza, «scese», si legge nella motivazione della Medaglia d’argento conferitagli, «a quota talmente bassa da essere investito da una raffica di mitragliatrici nemiche che lo ferì gravemente alla testa ed infranse gli organi di comando dell’apparecchio il quale, rimasto senza guida, precipitò a terra riducendolo boccheggiante fra il groviglio di rottami» (Urbinati morì quindici giorni dopo nell’ospedale da campo di Villa Vicentina). Il carabiniere Celso Botteghi  fu abbattuto in un duello contro quattro caccia nemici il 18 novembre 1917. Il brigadiere Annibale Comazzi ebbe una Medaglia d’argento per due imprese contro l’aviazione nemica nelle quali riportò ferite, riuscendo comunque a ricondurre alla base il proprio aereo. Il maresciallo Zelindo Pancani rimase ferito in uno scontro nel cielo di Latisana il 3 novembre 1917; nel 1918 svolse il lavoro di istruttore. Il brigadiere Francesco Vulcano ottenne una Medaglia d’argento per essere sopravvissuto a molti duelli aerei riportando sempre alla base il proprio velivolo, seppure crivellato di colpi. Il brigadiere Demetrio Artuso fu insignito di una Medaglia d’oro e una di bronzo. Combatté sul fronte italiano e su quello francese. Il capitano Ernesto Sequi ebbe una Medaglia d’argento per le molte azioni svolte fra il 1917 e il 1918. Il carabiniere Primo Alpi (Medaglia di bronzo) effettuò 22 missioni. Il vice brigadiere Carlo Borello ebbe due Medaglie d’argento: la prima per aver salvato la vita del proprio ufficiale osservatore, tirandolo fuori dall’aereo in fiamme, appena atterrato; la seconda gli fu conferita alla memoria per un combattimento che gli costò la vita il 5 agosto 1918. Il brigadiere Edgardo Baldazzi (Medaglia d’argento) si distinse in innumerevoli imprese. Il brigadiere Pacifico Malfranci e il brigadiere Roberto Balandi furono decorati di Medaglia di bronzo. 

Achille Beltrame, Battaglia aerea uno contro undici: maresciallo Ernesto Cabruna da Tortona (Domenica del Corriere, 8 settembre 1918)