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Stampe e cartoline

tavola a colori realizzata da Quinto Cenni per il 1° centenario dell’Arma

Per il centenario dell’Arma, Quinto Cenni (autore di tantissime illustrazioni che hanno per protagonisti carabinieri) realizzò una stampa, distribuita in innumerevoli copie al prezzo di due lire, che trasmetteva (scrive Gianni Oliva, nella sua Storia dei Carabinieri) «un messaggio di italianità nel quale confluivano tutti i motivi risorgimentali. Carabinieri a piedi e a cavallo, con le divise storiche e quelle contemporanee, riempivano di movimento e di colore una scena vivacissima, tra pennacchi rosseggianti, bandiere sabaude e tricolori, mostrine luccicanti e sciabole sguainate; sullo sfondo, il profilo del Vittoriano, simbolo architettonico dell’Unità, suggellava la rappresentazione con le sue linee monumentali e trionfalistiche. cartolina celebrativa del centenario dell’ArmaNella cornice, i medaglioni con i ritratti dei diversi Comandanti Generali si accompagnavano ai riquadri della carica di Pastrengo e di altri due episodi risorgimentali: la carica del capitano Morozzo a Casale nel 1849 e quella del tenente Gatto-Ainis a Custoza nel 1866. Eliminato ogni riferimento agli impieghi operativi nella lotta alla delinquenza e nella repressione sociale e politica, l’Arma diventava l’immagine del Risorgimento e dell’Unità nazionale, con un richiamo al mito patriottico che non lasciava dubbi sulla sua destinazione». Oliva ricorda anche una cartolina commemorativa edita da un privato: «Sotto il titolo Un secolo di magnanime virtù, un gruppo di carabinieri in alta uniforme era colto nell’atto rigido del saluto militare. In primo piano, due giovani donne, in abiti romani e cinte da un elmo, offrivano loro una ghirlanda di fiori, immagini di un’Italia che doveva richiamarsi alle sue presunte virtù guerriere per prepararsi al confronto con le potenze straniere. Era l’Apoteosi di un corpo (come Quinto Cenni intitolava il proprio quadro) che simboleggiava lo Stato nella sua tradizione storica e che alla vigilia del conflitto diventava occasione di autoidentificazione nazionale in prospettiva interventista».

Nel 1922 uno storico militare, Gustavo Pierotti, pubblicò un libro intitolato Il Carabiniere, nel quale rievocò il primo secolo di vita dell’Arma: «Il 13 luglio 1914, in tutte le parti d’Italia, dai Comandi di Legione a quelli delle più piccole Stazioni, fu celebrato il primo centenario della fondazione dell’Arma. Ma in tre città specialmente la celebrazione assunse forme solenni: a Roma, a Torino, a Bari; Roma, sede del Comando Generale; Torino, città dove l’Arma ebbe origine; Bari, che custodisce le spoglie di uno dei suoi figli più gloriosi: Chiaffredo Bergia. A Roma si svolsero due cerimonie nella caserma della Legione Allievi; una alla mattina, formando la festa ufficiale; e l’altra nel pomeriggio, festa del Corpo. La mattina del 13, alle ore 8, l’ampio piazzale della caserma “Vittorio Emanuele” ai ­Prati di Castello era rigurgitante di fiori e di bandiere, con tutti i portici ornati di festoni di mortella, con tribune cinte di verde. Nel portico, laddove è situato l’ingresso, erano state affisse due lapidi con impressi a lettere dorate i nomi di quei figli dell’Arma che meritarono di essere fregiati della Medaglia d’oro o dell’Ordine militare di Savoia. Fra due aperture del porticato, dentro al cortile, a destra di chi entra, era ancor ricoperto di un panneggio bianco il monumento eretto (con fondi raccolti fra gli ufficiali dell’Arma) alla memoria delle vittime del dovere, cadute in un centennio nel disimpegno della loro nobile missione». Racconta Pierotti: «Il ministro della Guerra, generale Grandi, era intervenuto in persona, insieme ad uno stuolo di ministri e di ufficiali generali, di autorità civili e militari. Sua maestà Vittorio Emanuele III volle portare alla festa il solenne contributo della sua presenza, e giunse alle 8 precise. monumento inaugurato in occasione del centenario dell’ArmaDopo un breve discorso di S.E. il generale Del Rosso, Comandante Generale dell’Arma, la tela che nascondeva il monumento fu abbassata, mentre la banda della Legione intonava la Marcia Reale. Il bel monumento, alto in complesso cinque metri ed opera dello scultore Enrico Tadolini, apparve. Con la parte architettonica in granito rosso di Baveno, il monumento ha le pareti di fondo in bardiglio lucido. Su la parte architettonica poggiano le due statue di bronzo più grandi del vero, alte metri 2,30, una delle quali rappresenta Il Valore (una maschia figura che incide su una targa di granito il motto: Dal valore e dalla legge ogni sua gloria) e l’altra rappresenta La Legge (una figura muliebre, che regge con una mano il Codice e con l’altra lo scettro)».

A Bari, il centenario fu celebrato con l’inaugurazione del monumento a Chiaffredo Bergia, opera dello scultore Mario Sabatelli, e scoperto alla presenza della moglie e dei due figli dell’eroe, del comandante del Corpo di Armata di Bari, e di tutte le rappresentanze delle autorità civili e militari locali.

«A Torino», ricorda ancora Pierotti, «i festeggiamenti per il 1° centenario s’iniziarono con un discorso commemorativo dell’onorevole Giordano. Fu poi, per iniziativa dell’Istituto delle biblioteche dei soldati, scoperta una lapide commemorativa sulla facciata della caserma “Bergia”, alla presenza di Sua Altezza Reale la principessa Laetitia, di Sua Altezza Reale la duchessa di Genova, del prefetto di Torino senatore Vittorelli, e delle rappresentanze di tutte le autorità civili e militari e dei vari Corpi di ­presidio. Parlarono la signora Ildegarda Occella, il senatore Ruffini, e il comm. Usseglio, che portò il saluto del Sindaco; ai quali tutti, rispose con ­commossa parola il colonnello Gloria, comandante la Legione di Torino».

La ­minuzia dei particolari, descritti qualche anno più tardi, testimonia la solennità dell’evento. «Ma non solo ai monumenti plastici ed alla medaglia commemorativa si volle che restasse legato il ricordo dello centenario», sottolinea Pierotti: «questo ricordo infatti si volle riallacciare anche ad altre due iniziative subito attuate, che saranno perenne documento della vigile ed amorevole cura con la quale i dirigenti dell’Arma si adoperano per dare lustro e sicurtà di provvidenze a tutti i figli stretti intorno alla gloriosa bandiera della Benemerita. Voglio parlare della Fondazione dell’Arma, e delle opere storiche che ne illustrano le vicende. La Fondazione per premi al valore, e per sussidi ai militari dell’Arma, ai genitori, alle famiglie bisognose, in casi di mobilitazione o di morte del graduato o carabiniere per cause dirette di servizio, fu appunto istituita in occasione del centenario, ed elevata ad ente morale il 12 gennaio 1919. Al suo primo sorgere, già la somma raccolta dagli ufficiali e militi dell’Arma raggiunse le lire 25mila, che si accrebbero immediatamente di lire 10.000 concesse dal ministero della Guerra, arrotondandosi poi a 100.000 per la munifica elargizione di 65.000 lire concessa da S.M. Vittorio Emanuele III. Il suo sviluppo fu rapido, e col 1921 già fu forte di un capitale di 359.196 lire».