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Missione a Creta

La missione dei Carabinieri a Creta fu il frutto di un’accorta operazione diplomatica messa a punto dal governo italiano che mirava ad assicurare alla Nazione un ruolo di grande potenza europea. L’occasione dell’intervento fu la rivolta della maggioranza greco-ortodossa di Creta contro il governo turco, che dal 1669 dominava l’isola. Nel dicembre 1896 il sultano, incapace di controllare la situazione, fu costretto ad accettare la presenza di un contingente militare internazionale, composto da soldati inglesi, francesi, russi, austriaci, tedeschi e italiani. Ufficialmente motivata con la necessità di proteggere gli stranieri presenti a Creta, la presenza del contingente portò dapprima alla spartizione del territorio in zone di influenza, quindi all’annessione dell’isola alla Grecia, sanzionata nel 1912. Il compito affidato al capitano dei carabinieri Federico Craveri e agli ufficiali e sottufficiali che erano con lui era quello di organizzare una gendarmeria in grado di assicurare l’ordine pubblico in una regione inquieta, destabilizzata dalle continue tensioni fra cristiani-ortodossi e musulmani e dalle ricorrenti ribellioni antiturche. L’incarico era inizialmente limitato alla zona controllata dalle truppe italiane, ma nel 1898 il Consiglio degli ammiragli, che di fatto governava l’isola, lo estese a tutto il territorio: «Di fronte alla contemporanea presenza delle forze di polizia delle Potenze e della vecchia Gendarmeria turca, che continuava a funzionare per proprio conto, apparve non più dilazionabile la fusione delle polizie straniere in un’unica gendarmeria internazionale», racconta Franco Oliva (Storia dei Carabinieri). «Il capitano Craveri, che già aveva maturato analoga esperienza in Eritrea, costituiva così la Gendarmeria cretese, coadiuvato da 5 ufficiali e 81 sottufficiali dell’Arma inviati dall’Italia in due successive spedizioni. Il modello organizzativo era quello tradizionale del corpo, con l’articolazione in tenenze e sezioni e con la creazione di una scuola per allievi gendarmi e una scuola per allievi sottufficiali indigeni. L’impegno, che sarebbe durato vari anni e che avrebbe attraversato particolari difficoltà nel 1905 di fronte a una nuova insurrezione generalizzata, riceveva pubblici riconoscimenti da parte delle autorità internazionali e da quelle italiane, ma era anche l’occasione per arricchire l’immagine dell’Arma di nuovi tratti accattivanti».

alcuni carabinieri fotografati a Creta nel 1898 insieme ad altri soldati del Comitato Militare Internazionale

Proposta come difesa della popolazione cristiana dall’arroganza del sultano, l’attività dei carabinieri a Creta si ricollegava a una tradizione di antica data della cultura nazionale e, nello stesso tempo, anticipava la propaganda che qualche anno dopo avrebbe sostenuto la campagna di Libia. Illuminante una tavola dell’Illustrazione italiana del 16 ottobre 1898: un gruppo di musulmani, con i polsi ammanettati ma ancora carichi di cartuccere, di pugnali e di pistole, viene scortato dai carabinieri verso la prigione. A osservarli, in primo piano, una giovane donna con lo sguardo impaurito che stringe al seno un bambino in lacrime. Era un evidente messaggio di demonizzazione del nemico turco e di presentazione dei gendarmi come difensori dei deboli e degli oppressi. Per essere ancora più esplicita, la tavola si completava con una didascalia nella quale si leggeva: «In seguito agli ultimi massacri, le potenze intimarono un ultimatum al Sultano pel ritiro delle truppe turche dall’isola, ma per precauzione, visto l’ottimo servizio reso anche negli ultimi torbidi dai nostri carabinieri, se ne spediranno ancora. Il disegno mostra una delle scene nelle quali i carabinieri italiani si fecero onore, spiegando prontezza e coraggio nell’arrestare i musulmani che s’eran gettati, nell’ultimo risveglio di odii e di provocazioni, in nuove stragi contro i cristiani».