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La difesa di Macallè


I carabinieri rendono omaggio al cippo eretto a ricordo dei Caduti italiani fra le colline di Adua

L’eroica difesa di Macallè è raccontata con ulteriori dettagli da Giorgio Maiocchi (Carabinieri, due secoli di storia italiana), che ricorda come, accanto a Galliano, «ci sono anche i carabinieri. Il 7 gennaio 1896 Macallè è investita dall’esercito abissino comandato dallo stesso negus Menelik. Per due settimane la resistenza è sovrumana. È un’altra pagina di eccezionale significato che gli italiani scrivono di fronte a un nemico che le circostanze hanno voluto enormemente superiore. Il nucleo di carabinieri asserragliato nel forte condivide e forse sopravvanza il clima di generosa abnegazione dei difensori. Tre Medaglie d’argento descrivono meglio di ogni resoconto il contributo dell’Arma all’eroica resistenza di Macallè». La prima fu assegnata al vice brigadiere Francesco Arca, che «si distinse nella difesa del forte di Macallè, per aver tentato di superare la cerchia nemica che circondava il forte per portare un piego urgentissimo al governatore». Poi ci fu quella attribuita ad Eugenio Bianchi e, infine, quella per il carabiniere Giuseppe Evangelisti: «Nella difesa del forte di Macallè – 8 dicembre 1895 - 22 gennaio 1896 – si distinse per esserne uscito durante il combattimento onde portare ordini al comandante dell’opera staccata».

Il 22 gennaio, quando ormai i difensori del forte avevano finito le riserve di acqua, un inviato di Baratieri concluse un accordo con Menelik, in base al quale Galliano poté uscire dal forte con i suoi uomini e ritirarsi con armi e bagagli ad Adigrat. Dopo la caduta di Macallè, per circa un mese i due eserciti operarono diversi movimenti: il grosso esercito di Menelik (circa 100mila uomini) si mosse verso una zona dove poteva trovare rifornimenti di viveri un po’ più abbondanti e si concentrò nelle vicinanze di Adua, evitando varie occasioni di scontro con gli italiani; questi compirono a loro volta vari movimenti, in parte determinati da una rivolta scoppiata nella zona di Adigrat, e infine si attestarono di fronte al nemico nei pressi di Adua. Era il 24 febbraio. È in questa serie di eventi che si colloca la citazione del vice brigadiere dei Reali Carabinieri, Agostino Terraneo: «Perché rimasto solo con pochi dipendenti ad Aldiquà, e ricevendo ordine di ritirarsi su Adi-Ugri per l’approssimarsi del nemico, accertatosi per informazioni assunte che il nemico aveva di già abbandonato la regione, ne informò prontamente il comandante di Udi-Agri ed ottenne di sospendere l’abbandono di quel punto importante».