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I Carabinieri a Macallè e ad Adua

I militi dell’Arma furono duramente impegnati nei compiti di polizia, di sorveglianza e di spionaggio militare nella colonia dell’Eritrea. Ma parteciparono anche agli sfortunati combattimenti svoltisi nel 1896, guadagnandosi l’encomio dei Comandi supremi e con esso alcune Medaglie al valor militare

i Carabinieri delle Truppe Coloniali in una cartolina d’epoca

Non erano secondari (né tantomeno tranquilli) i compiti assegnati ai Carabinieri in servizio in Eritrea. Oltre alle consuete incombenze in materia di polizia militare, dovevano garantire il controllo e la sicurezza nelle zone di occupazione, dove la presenza delle truppe italiane era giudicata con ostilità. Le norme del Regolamento di servizio in guerra del 1888 prevedevano infatti che «le sezioni assegnate agli stati maggiori delle unità di guerra saranno più specialmente incaricate della polizia locale ad esercitarsi nella zona o località occupata dal rispettivo reparto» e fissavano fra i compiti specifici che erano chiamati a svolgere quello di «vigilare sulle persone sospette di esercitare lo spionaggio e sui predoni; perlustrare, al termine di un fatto d’armi, il terreno ove esso si sia svolto e arrestare le persone che vi si aggirassero per fare bottino; vigilare nell’interno e nelle adiacenze dei campi e degli accantonamenti e in prossimità delle colonne in marcia». Lo storico Gianni Oliva (nella sua Storia dei Carabinieri) ricorda come «la molteplicità degli impegni e le difficoltà connesse alla scarsa conoscenza del territorio e della lingua determinarono una soluzione inedita, che sarebbe stata ripresa e ampliata durante la campagna del 1935-36: il 15 ottobre 1887 erano arruolati nel reparto dell’Arma due plotoni di zaptiè di 25 uomini ciascuno, tratti dalla popolazione indigena». Gli zaptiè  facevano parte della Compagnia Carabinieri per attribuzioni e compiti istituzionali, ma erano considerati fuori organico in quanto amministrati, all’epoca, dal Ministero degli Affari Esteri. Ebbero come distintivo una fascia di lana rossa intorno alla vita e una mappa azzurra sul tarbusch (un copricapo a forma di alto fez) di colore rosso. Ogni plotone di zaptiè era comandato da un bulucbasci, un grado equivalente a quello di sergente. La collaborazione degli zaptiè si rivelava essenziale per la loro conoscenza della regione, ed è significativo che i successivi aumenti di organici della Compagnia Carabinieri riguardassero solo il contingente indigeno: 82 nel 1892, 95 nel 1894, 150 nel 1895, con a capo uno jusbasci, grado corrispondente a quello di ufficiale subalterno. 
«Gli spostamenti dell’esercito», scrive ancora Oliva, «comportavano una conseguente ridistribuzione delle forze di polizia al seguito: l’occupazione di Adua e di Adigrat nel 1895 portava così al trasferimento della compagnia da Massaua ad Asmara e alla costituzione di una nuova sezione a Adì Ugri, in seguito spostata a Adì Caieh».