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I Carabinieri in Sicilia

La sommossa scoppiata a Pietraperzia, in provincia di Caltanissetta, all’inizio del 1894. La rivolta prese origine dall’aumento delle imposte daziarieA partire dalla fine del 1893, i Carabinieri furono impegnati duramente in Sicilia. «I primi tumulti», racconta il generale C.A. Arnaldo Ferrara nella Storia documentale dell’Arma dei Carabinieri, «scoppiarono il 9 dicembre 1893 a Partinico, subito seguiti da quelli di Monreale, Valguarnera, Santa Caterina Villaermosa e, anche, di vari centri delle Puglie, insorti per denunciare le gravi condizioni economiche dell’Italia meridionale. In Sicilia il movimento faceva capo a delle associazioni denominate Fasci dei lavoratori». In breve si costituirono nell’isola 162 Fasci, con un numero complessivo di 382mila aderenti. Il generale Ferrara riconosce che quella folla era mossa dal bisogno. «Le tasse e il dazio fecero da miccia ad una polveriera che da troppo tempo accumulava l’esplosivo della sopportazione. I fatti furono terribili, incontenibile la furia di quella gente, tanto da indurre il governo a decretare lo stato d’assedio». Dopo Partinico, i tumulti si svilupparono a Monreale: i carabinieri si comportarono con grande misura, bloccando i più esagitati che stavano distruggendo l’ufficio daziario.

Poi toccò a Pietraperzia, che il 1° gennaio 1894 fu data alle fiamme. Dopo poche ore il paese era ridotto a un mucchio di rovine. Si era salvata la caserma dei carabinieri, difesa dai suoi militari, «che riuscirono a contenere la furia selvaggia dei dimostranti senza sparare un solo colpo». Il giorno successivo toccò a Gibellina, poi a Santa Caterina Villaermosa, dove «i carabinieri presenti si adoperarono a convincere i dimostranti a sciogliersi», ma l’Ufficiale che comandava il presidio ordinò di aprire il fuoco. Rimasero sul terreno undici morti. Lo stato d’assedio fece molti danni, a causa dei comandi militari. I responsabili dell’Arma in Sicilia deplorarono quelle scelte in un rapporto inviato al Comando Generale. «Ristabilito l’ordine nell’isola», racconta ancora il generale Ferrara, «venne il momento della gratitudine, che la generosa gente di Sicilia volle tributare all’Arma dei Carabinieri per gli atti di valore, e per la moderazione espressa durante i luttuosi incidenti del dicembre 1893 e del gennaio 1894. Il consiglio comunale di Valguarnera addirittura deliberò di attribuire una Medaglia d’oro al tenente Guglielmini, che l’ufficiale accettò soltanto dopo esserne stato autorizzato dal Comando Generale. Lo stesso tenente e il carabiniere Rapparini vennero proposti dal Comandante del XII Corpo d’Armata, direttamente al re, per la concessione della Medaglia d’argento al valor militare. Che venne assegnata».