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Le ventuno incumbenze

Giorgio Cantelli, Carabiniere a cavallo in uniforme di fatica del 1815, con bonetto (berretta) e charivary (pantaloni con sottopiede) Philippine Lamarmora Ferrero, Carabiniere e cavallo Pietro Galateri di Genola, Carabinieri nell’uniforme dei primi anni Alessandro Degai - Ufficiale in tenuta Speciale Alessandro Degai - Carabiniere a Cavallo Alessandro Degai - Carabiniere Piedi
La moltiplicazione dei decreti sui compiti e le funzioni dei Carabinieri si spiegano con l’esigenza di operare, negli anni complessi della Restaurazione, un generale riassetto amministrativo dello Stato. Un’esigenza che fu avvertita anche negli altri Stati e Staterelli della Penisola dopo il ciclone provocato prima dalla Rivoluzione Francese e poi dalle conquiste napoleoniche che avevano esportato quel modello in molte altre regioni europee, e in particolare in Italia.

Negli ultimi mesi del 1816 ci fu una ristrutturazione complessiva che riguardò soprattutto i Carabinieri. A novembre fu approvato un decreto che conteneva le «Determinazioni di Sua Maestà relative all’organizzazione e regolamento militare per il Corpo dei Carabinieri Reali». Il documento dettava regole minuziose per le Stazioni che dovevano avere una prigione di sicurezza, una cucina, una camera per il Comandante (con uno studio attiguo nel caso fosse sposato); una camera per ogni due carabinieri (una cadauno nel caso fossero sposati), eccetera.

Il mese precedente (dopo la creazione del Ministero di Pulizia) era stata emanata una «Determinazione Sovrana, relativa all’organizzazione del Corpo dei Carabinieri», nella quale furono dettate ventuno “incumbenze” fondamentali per definirne il servizio istituzionale. È curioso sottolineare come, ai giorni nostri, la sfera di attività dell’Arma  sia rimasta in larga parte intatta (salvi gli aggiornamenti strettamente dettati dai tempi attuali).

Francesco Gonin - Carabinieri a CavalloImpossibile (per ragioni di spazio) riportare nel dettaglio tutti gli articoli della Determinazione. Ma vale la pena di riassumerli proprio per verificarne gli aspetti fortemente innovativi. Al primo punto si stabiliva che i Carabinieri dovessero svolgere un servizio di pattugliamento e perlustrazione «su tutte le pubbliche strade, ed in tutti i luoghi abitati», annotando i risultati su un apposito foglio di servizio. Il secondo articolo riguardava l’attività informativa, con l’obbligo «di procurarsi e raccogliere tutte le notizie possibili sopra i delitti che si fossero commessi e sovra i loro autori». E poi, via via, si affidava ai Carabinieri il compito «di ricercare e inseguire i malfattori, gli esposti alla pubblica vendetta ed altri facinorosi»; di «arrestare ogni persona sorpresa in flagrante delitto, od inseguita dalla pubblica voce, o trovata con armi insanguinate, o individui facienti presumere il delitto»; di «vegliare con esattezza all’esecuzione delle disposizioni che riguardano le adunanze segrete, ed il porto delle armi proibite, procedendo alle perquisizioni necessarie, ed arrestandone i latori»; di «arrestare coloro che tenessero giuochi d’azzardo, od altri proibiti sulle strade, piazze, fiere, o sui mercati, ed altri luoghi pubblici, ed invigilare che non se ne tengano nelle case de’ privati»; di «arrestare i devastatori de’ boschi, o di qualunque raccolto delle campagne, come pure tutti coloro che fossero stati trovati nell’atto di guastare le strade, gli alberi piantati lungo d’esse, siepi, fossi e simili, e di assicurarsi nei loro giri, se le guardie campestri compiscano i loro doveri con la necessaria diligenza», di «arrestare i contrabbandieri, ed altri contravventori alla legge sulle gabelle presi in flagrante, e coloro che esercitassero delle violenze, o vie di fatto contro le persone, o le proprietà de’ cittadini, e dello Stato»; di «fare la pulizia delle pubbliche strade, di mantenere le comunicazioni, ed i passaggi liberi, obbligando i conduttori delle vetture e delle bestie di tenersi accanto ai loro cavalli, arrestando... coloro che usassero della resistenza..., come pure di arrestare sul campo coloro che, per imprudenza, negligenza, o per la velocità dei loro cavalli, od in ogni altro modo avessero cagionato delle ferite e contusioni altrui nelle piazze, contrade, o strade pubbliche. Di dissipare, prima con la persuasione, poi con la forza, ove d’uopo ogni attruppamento sedizioso, e capace di turbare la pubblica tranquillità».