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La tutela dell'ambiente

Quinto Cenni, Figurini militari (in basso, nella tavola, le uniformi dei Carabinieri Reali introdotte nell’anno 1820)

È sorprendente notare come – due secoli fa – ci si preoccupasse già della tutela dell’ambiente, o del controllo del traffico. La Determinazione si occupava anche della tutela dei negozianti e del servizio postale e dettava norme relative ai processi verbali «sullo stato dei cadaveri ritrovati sulle pubbliche strade, o nelle campagne, o ritirati dalle acque, degli incendi, delle rotture, ferite, e di tutti i delitti, che lasciano dopo di loro qualche traccia, come pure delle denunzie, e delle dichiarazioni di coloro che potessero dare qualche indizio sulla natura, e gravità dei delitti, e sopra i loro autori».

Altre disposizioni riguardavano la traduzione degli individui in stato di arresto, i compiti di polizia militare (in particolare, l’arresto dei disertori e l’obbligo di imporre ai militari di rientrare in caserma allo scadere dei permessi). I Carabinieri erano addetti anche al controllo dei passaporti alle frontiere, sia in uscita che in entrata nel Regno. Altra incombenza era quella di  «visitare gli alberghi, osterie, i caffè, i ridotti, ed altri luoghi pubblici, anche di nottetempo fino all’ora in cui sono aperti, per mantenervi il buon ordine, per sorvegliare i forestieri o far ricerca delle persone colpevoli, e sospette che fossero indicate trovarvisi. Gli albergatori saranno perciò obbligati di comunicare ai Carabinieri Reali i registri tenuti in forza dei regolamenti». A loro era affidato anche il compito di controllare il corretto svolgimento delle manifestazioni pubbliche.

L’articolo 4 (riservato alla sorveglianza sulle “adunanze segrete”) si rivelò di vitale importanza nel 1820, quando le condizioni di disagio provocate un po’ in tutta Italia dalla politica reazionaria dei vari governi indussero una fetta ristretta (ma molto influente) della popolazione a progettare piani di ribellione contro l’ordine costituito. S’infittirono allora i contatti fra le varie società segrete, e la Carboneria raccolse molti proseliti, anche fra i militari e nei ceti intellettuali e dell’aristocrazia illuminata. Il Piemonte non fu estraneo al fenomeno. Negli ultimi mesi di quell’anno (mentre la polveriera stava per esplodere), il conte Santorre di Santarosa ebbe diversi contatti segreti con generali e politici, e perfino con il giovane principe Carlo Alberto di Savoia Carignano (secondo nella successione al trono), che non nascondeva simpatie liberali, per definire la data e le modalità della ribellione. In quei contatti fu concordato che l’ora X sarebbe scattata all’inizio del 1821, prevedendo che l’esercito austriaco sarebbe stato ancora impegnato nella repressione dei moti di Nola e di Napoli, dove si erano svolte le prove generali di un’insurrezione che (nella speranza dei patrioti) avrebbe potuto incendiare tutta la Penisola.