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Verso nuovi impegni per l’Arma

Negli anni Ottanta del XIX secolo, i Carabinieri infittirono la loro attività come Forza di polizia, nelle indagini per scoprire i reati e chi li aveva commessi. Nuove regole di comportamento furono dettate. E intanto il colonialismo preparava loro un duro lavoro di missioni all’estero per la tutela dell’ordine pubblico

Alberto Jssel, Il recidivo (Roma, Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri)

L’avvento al potere della sinistra storica, nel 1876, portò a un aumento delle spese militari, che raggiunsero i 200 milioni annui per l’Esercito e i 40-45 per la Marina. La ragione di questo aumento è spiegata da Gianni Oliva nella sua Storia dei Carabinieri: «L’ambizione di una politica di potenza, sfociata prima nella stipulazione della Triplice Alleanza, poi nell’impresa coloniale in Africa, richiedeva investimenti consistenti e la creazione di una forza armata in grado di competere con quelle dei maggiori Stati europei». Sul piano generale si trattava «di provvedimenti sostanzialmente velleitari, perché “la dilatazione quantitativa andava a discapito della qualità e dell’efficienza”». Per ciò che riguardava i Carabinieri, sottolinea Oliva, «le nuove disponibilità finanziarie si traducevano in un oggettivo potenziamento della struttura e in un suo adeguamento alle nuove esigenze d’ordine politico e sociale. Gli anni Ottanta-Novanta in Italia furono infatti contraddistinti dal rapido sviluppo di un’opposizione di classe organizzata che richiedeva un rinnovato impegno preventivo e repressivo alle Forze di polizia. La nascita del Partito socialista rivoluzionario di Romagna nel 1881 e del Partito operaio italiano nel 1882, i grandi scioperi agrari nel Mantovano e nel Cremonese del 1884-85, la creazione delle prime Camere del lavoro a Milano e a Piacenza, e infine la fondazione a Genova nel 1892 del Partito dei lavoratori italiani scandivano infatti un processo di aggregazione e di organizzazione delle forze d’opposizione che minacciava seriamente gli equilibri costituiti». 
Le trasformazioni dell’Arma riguardarono anzitutto l’organico, progressivamente aumentato fino ai 622 ufficiali e ai 24.004 sottufficiali e uomini di truppa stabiliti con Regio Decreto del 21 aprile 1887. Le novità più significative furono però la creazione di una Scuola per allievi ufficiali e la creazione del Comando Generale. Con provvedimenti successivi, fra l’ottobre 1880 e il luglio 1883, fu riordinato il Corpo. 
«La necessità di un controllo centralizzato e di un orientamento omogeneo nelle diverse province del Regno portò infatti alla soppressione del Comitato, supremo organo di comando a carattere collegiale istituito nel 1861 per meglio fronteggiare l’eterogeneità dei problemi sociali fra nuove e vecchie province. Con decreto del 16 novembre 1882 esso venne sostituito con un organo di comando autonomo, il Comando dell’Arma, composto da un Comandante, un Comandante in seconda e un ufficio di Segreteria. Fin dal 1880, d’altronde, le Legioni avevano riassunto il tradizionale ordinamento in Divisioni, Compagnie e Tenenze, avvicinandosi alla struttura organizzativa del 1860. Dal 1883 la struttura del Corpo dei Carabinieri risultava così composta dal Comando generale, da undici Legioni territoriali e da una Legione Allievi».