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I Carabinieri nelle opere di soccorso

Non esisteva ancora la "protezione civile", e gli uomini dell'Arma erano in prima fila, nei casi di calamità naturali, per aiutare i feriti, approvvigionare i danneggiati, confortare i sopravvissuti. Oltre che per svolgere il delicatissimo compito di garantire l’ordine pubblico, particolarmente a rischio, nelle zone colpite dall’emergenza

Alberto Issel, Incontro militare (proprietà privata)

La stazione dei Carabinieri «è molto di più d’una semplice ripartizione, o di una semplice ramificazione. La stazione è il ponte più diretto fra l’Arma e la gente, è la connessione più stretta fra l’Arma e il paese», scrive Giorgio Maiocchi (Carabinieri. Due secoli di storia italiana). «I carabinieri d’una stazione sono la Legge, ma sono anche l’interpretazione più bonaria e più umana della Legge. Sono la compagnia, sono l’amico, sono il confidente. A volte, sono anche il soccorso. Sulle loro spalle gravano compiti enormi». 
La legge 23 marzo 1877, relativa alla circoscrizione militare territoriale del Regno, modificò le giurisdizioni di tutte le legioni, ma le stazioni rimasero il fulcro dell’attività degli uomini dell’Arma. Ogni stazione aveva una giurisdizione su un territorio di oltre 100 chilometri quadrati comprendente una popolazione di oltre 10mila abitanti. La maggior parte delle stazioni aveva un organico composto da un brigadiere e quattro uomini. I compiti istituzionali erano tanti e molto pesanti: fare pattuglie di giorno e di notte, perlustrare le strade e le campagne per garantire la sicurezza dei transiti e delle proprietà; tradurre i detenuti; accompagnare i detenuti davanti al pretore per i dibattimenti; eseguire i mandati di cattura e le richieste dell’autorità giudiziaria per le perquisizioni domiciliari, occuparsi dei corpi di reato, accertare le contravvenzioni di ordine pubblico e privato, visitare almeno una volta al mese i comuni posti nel distretto della stazione, accorrere in casi d’incendio e di ogni pubblica e privata calamità, provvedere a una infinita serie di pesanti servizi amministrativi. 
La vita era dura, segnata da disposizioni molto precise, tendenti a garantire anche efficienza e comfort per gli uomini impegnati nelle stazioni. Ecco che cosa prevedeva il regolamento: «In ogni luogo di stazione dei carabinieri sarà destinato un locale apposito per servire loro di caserma. La caserma deve essere situata in luogo sano ed il più adatto per la sorveglianza del paese, e specialmente nel passeggio, esente da ogni comunicazione con gente estranea, libera, apparente e per quanto è possibile provvista di due uscite. Deve la caserma contenere in ragione della forza fissata per la stazione i seguenti locali: una camera da letto ed una stanza ad uso d’uffizio pel comandante la stazione; una camera per ogni due carabinieri; una stanza per mangiare; una cucina adattata; una sala di custodia pei detenuti; un pozzo o fontana provvisto di quanto occorre per attingere l’acqua, ed un luogo comune. Per le stazioni di cavalleria dev’esservi inoltre una scuderia». Il regolamento prevedeva inoltre che le caserme fossero provviste dei seguenti accessori: «In ogni camera una tavola ed una panca da sedere, una rastrigliera per l’armamento; un armadio destinato a riporre la biancheria». La scuderia doveva essere «lastricata» e con un soffitto «possibilmente a volta». La stanza di custodia «avrà un pancaccio proporzionato al locale». La porta della caserma «dev’essere sicura, e munita di chiave e catenaccio. I telai delle finestre muniti di vetri, e di ferriate se al piano terreno, e verso la contrada».