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Senza distrazioni

Giorgio Cantelli, Carabiniere in uniforme di marcia affardellata del 1874. Nella tavola compaiono il fucile Carcano, la sciabola modello 1814, l’appoggio per la baionetta solidale con il fodero della sciabola, la fondina per il revolver Lefaucheux, la foderina per il mantello (sovrapposta allo zaino) con sotto il tubo in alluminio porta-piumetto e la giberna modello 1870

La vita dei Carabinieri era molto dura, con i minuti contati, con gli impegni scanditi senza l’intervallo di una sola pausa. «Era implicita nell’aspirazione a diventare carabiniere, l’accettazione di una vita severa, rigorosa, governata dal senso della precisione», racconta il generale C.A. Ferrara. L’ora della sveglia nei giorni feriali, durante l’estate, era fissata alle 4 e mezzo. «E da quell’ora di notte, la giornata prendeva svolgimento con ritmo frenetico. S’interrompeva alle 12 per un riposo di un’ora e tre quarti, per riavviarsi al suono della sveglia, verso gli impegni del pomeriggio, per giungere alla sospirata libera uscita di un’ora o poco più, alle 18. Infine, alle 22, il primo segnale di silenzio. La giornata dell’allievo si concludeva dopo circa 12 ore piene di attività didattica e di esercitazioni, esclusi l’intervallo per il primo rancio alle 8,30, quello per il secondo alle 16,15, e per il riposo pomeridiano. Passando dalla Legione Allievi alla Stazione, per il servizio d’istituto, le cose non cambiavano di molto: da Legione a Legione poteva variare di mezz’ora la sveglia, alle 5,00 invece che alle 4,30, come nel caso di Torino rispetto a Catanzaro, ma si recuperava all’ora del silenzio». 
E la disciplina era durissima e inflessibile. I superiori invitavano i militi a dedicare al riposo e, soprattutto, allo studio i pochi momenti disponibili durante la giornata.