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La leggenda di Chiaffredo Bergia

Approfondimenti
Fu il militare più medagliato del secolo: una Medaglia d’oro, tre d’argento e una di bronzo. Si arruolò nell’Arma a 21 anni: era un pastore analfabeta, allora. Concluse la sua straordinaria carriera con il grado di Capitano. Fu in prima fila nell’arresto dei briganti subito dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia. Era, e resta, un mito per tutti i Carabinieri

Raffaele Tancredi, La notifica (collezione privata)

Ci fu un uomo dell’Arma che divenne una leggenda quando era ancora in vita. Si chiamava Chiaffredo Bergia. Era nato a Paesana, vicino Saluzzo, il 1° gennaio 1840. Si arruolò nell’Arma quando aveva ventuno anni e fu quasi subito trasferito nella Legione di Chieti, da poco costituita, chiamata a fronteggiare il fenomeno del brigantaggio, esploso immediatamente dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia. In prima linea. «Il carabiniere Bergia, in forza alla Stazione di Scanno», racconta il generale C.A. Arnaldo Ferrara nella Storia do­cu­mentale dell’Arma dei Carabinieri, «non tardò a mettere in mostra le sue doti non comuni: sagacia, astuzia, senso del sacrificio, erano i tratti più rimarchevoli del suo carattere, amalgamati da due qualità ancora più rilevanti, la modestia e la serenità». In poco tempo Bergia divenne un esempio, e fiorì una ricca aneddotica sulle imprese delle quali fu protagonista, e che gli fruttarono una serie di promozioni (che lo condussero fino al grado di Capitano), di onorificenze (fu insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia e della Croce di Cavaliere dell’Ordine Equestre della Corona d’Italia) e di Medaglie al Valor Militare (una d’Oro, tre d’Argento e due di Bronzo), di Menzioni Onorevoli (17 in tutto) e di numerosi encomi. Chiaffredo Bergia in uniforme da capitanoEra considerato “insostituibile” dai vertici dell’Arma, come testimonia una lettera dello Stato Maggiore della Legione Carabinieri di Bari (datata 26 luglio 1876) che aveva per oggetto il “Richiamo per urgenza in servizio del Maresciallo d’Alloggio Bergia Chiaffredo” e nella quale si leggeva: «Dei 18 evasi dal Carcere di Pescara, otto sono tuttora latitanti. Siccome la S.V. è conoscitore dei luoghi e delle persone ove si aggirano quei malfattori, ed essendo della massima urgenza la cattura di essi, così sarebbe mio desiderio che Ella rientrasse alla Stazione di Atessa prima che scada la licenza, che sta fruendo costà (a Paesana), sempreché però la di Lei salute possa senza pregiudizio permettere di sostenere subito le fatiche che si esiggono pel servizio speciale contro il Brigantaggio». Bergia, neanche a dirlo, tornò immediatamente ad Atessa, e catturò in pochi giorni gli evasi.